30 settembre 2009

CONOSCERETE LA VERITA' E LA VERITA' VI FARA' LIBERI (3^ PARTE)



Ma a questo punto, la risposta del Cristo, apre lo scenario ad altre domande . Infatti, se la libertà ,quella vera è legata alla
conoscenza della verità, quindi solo la conoscenza di essa ci rende degli uomini liberi, la domanda è "cosa è la verità?" o qual'è la verità? oppure, forse quest'ultima è la forma più giusta, chi è verità?. Questi quesiti li troviamo sulla bocca di Pilato, un governatore romano, che davanti  il "testimone della verità" chiede e si interroga e ci interroga: " che cosa è la verità?" (giov 18: 38). Molto interessante è la risposta che il Signore gli conferisce. Gesù rispose: ......un bel nulla. Egli a questa domada non proferì parola. Il governatore chiede cosa sia la verità, questa domanda nasconde anche una grossa consapevolezza e cioè, con tutti i suoi dei e religioni,  filosofie e uomini, che aveva conosciuto, non aveva ancora "conosciuto la verità". Ma ora la verità si era presentata davanti a lui, quella verità che attraverso di essa, poteva renderlo libero da ciò che verità non è. La "verità è Gesù". Ma cosa vuol dire veramente questa affermazione. Scrive Taylor in un suo testo(Lo Spirito Mediatore) ,  "la verità, consiste nel vero, e parlando di qualcuno, la verità e come egli ci si presenta davanti a noi, come egli si palesa in quanto persona". Gesù allora è la verità così come appariva davanti agli occhi di Pilato. Oscar Culmann, parlando intorno a questo argomento affermava: "La verità non è quello che Gesù ha detto o quello che ci viene trasmesso di Lui, ma la verità è lui, in quanto colui che si fa conoscere come Egli è, nella sua persona." Gesù alla domanda di Pilato non proferì parola, perchè: "La verità era in quello che Gesù appariva davanti ad ogni uomo che su di lui fermava il suo sguardo". L'uomo riesce arrivare alla conoscenza attraverso quello, che può riconoscere simile, ma soprattutto con quello che può in qualche modo relazionarsi. La conoscenza nasce proprio dal desiderio di condividere comunione e relazione con qualcosa di cui ci si sente parte. La conoscenza della verità, allora per l'uomo non può partire se non  dalla relazione e comunione con ciò, che può identificare come parte di se. La conoscenza che diventa alla sua portata, in quanto si palesa attraverso qualcosa, che lui stesso può riconoscere come simile; ma poi attraverso la somiglianza si arriva alla scoperta di quello che in realtà diventa nuovo, la scoperta di ciò che non si conosceva. Qual'è allora la verità che si palesava davanti al governatore? La verità è, che davanti ai suoi occhi c'era un uomo,  per il "tempio" era un bestemmiatore, per "Roma" un sobillatore.  Un volto sofferente per le troppe sferzate, con le spalle segnate dal dolore e dalla sofferenza. Per lui probanbilmente poteva essere un predicatore che si era fatto prendere troppo la mano, dando fastidio a chi non amava le prediche troppo radicali. Un uomo rassegnato al suo fausto destino, un uomo ingiustamente condannato, un capro espiatorio per riportare l'ordine pubblico, in un popolo costantemente in rivolta. Così Pilato vedeva Gesù, questa era la verità per lui. La verità di un uomo, ma essa è anche la verità di Dio.
A dirlo con le parole di Moltmann, " Nel crocifisso si manifesta la sofferenza di Dio, in quanto Egli ha delegato Cristo a prendere il suo posto sulla terra, allora
sulla croce possiamo dire di trovare Dio crocifisso", delegato da Dio alla sofferenza ma altresì a manifestare la verità di Dio attraverso di essa.
Attraverso il Crocifisso, noi possiamo intravedere la verità di Dio che per quelle stesse sofferenze ci rende liberi e ci dona la libertà di conoscerla. Il centurione davanti alla croce avendo lo sguardo su quell'uomo morente in atroci dolori, scoprì la verità di Dio, "Costui è VERAMNTE il Figlio di Dio"(marco:15:39). La verità che si apre ad ogni uomo e donna, "credente" e non, giudeo e greco. Una conoscenza possiamo dire anamnetica, cioè non attraverso la ricerca e un metodo scientifico, ma rimanendo fermi ai piedi della croce, celebrando il Crocifisso, colui che muore, il Risorto che è venuto a morire per noi per donarci la vera Libertà.
Allora la verità non è patrimonio di una confessione religiosa e tantomeno degli uomini. La verità non è una dottrina e tantomeno chiusa in una catechesi di una determinata chiesa. La verità è Gesù, in quanto testimone, delegato a palesarsi così come è la "verità di Dio". Mai possiamo contenerla e comprenderla interamente, ma davanti ad essa possiamo solo prostrarci e celebrarla, per come essa ci si presenta davanti. La ricerca della verità in Cristo, non può non essere se non una ricerca dossologica, cioè che glorifica la verità di Dio,  capace solo di aiutarci non a capire ma a conoscere meglio come possiamo "celebrare questa verità". Così pure l'annuncio di essa, soltanto attraverso la sua celebrazione noi possiamo far scoprire a chi non la conosce, questa verità, che diventa la forza per nuotare e non affondare nel mare della libertà.

29 settembre 2009

CONOSCERETE LA VERITA' E LA VERITA' VI FARA' LIBERI (2^ PARTE)


Il desiderio di libertà molte volte non è altro che: il desiderio di scoprire il nuovo per abbandonare il vecchio. Certamente la proposta di libertà ha in sè come offerta, sempre qualcosa che è novità, rispetto allo "status quo" in cui stiamo vivendo.
La novità, a sua volta ha in se l'entusiasmo e
il "primerio zelo". Questo potrebbe bastare per certificare la novità come la scelta giusta,
per essere liberi? la libertà è sinonimo di novità? Meglio dire: Tutto quello che ci si presenta come novità è sempre garanzia di libertà?  La libertà senza dubbio possiede in se
il "novum", di quello che non abbiamo ancora conosciuto o che non abbiamo, perchè ne siamo stati privati. Il "novum" di un sentiero che si pone  davanti e non conosciamo. Ci si cammina "un passo alla volta" barcollando, scoprendo
pezzo per pezzo la strada da percorrere. Un sentiero che non conosciamo ma che dobbiamo imparare a conoscere. Esso è "buio" per i nostri occhi, tanto che il "novum" lo percorriamo con "una lampada al nostro piede e una luce che possa illuminare il sentiero"( Salmo 119:105). Ma questo non è sempre qualcosa che possiamo definire "novità" nel senso moderno e secolarizzato del termine.  Non sempre in un "novum" troviamo l'entusiasmo di una scoperta che in qualche maniera migliori la nostra esistenza, in quanto cittadini del mondo e figli del progresso e dell'innovazione. Il "novum" può essere anche una strada che non vorremo percorrere, qualcosa dove ci sono meno "luci" rispetto al vecchio sentiero, un sentiero meno sicuro e soprattutto percorso da pochi. Per il profeta che veniva da Bethel  proprio questo rappresentava la "nuova via", per la quale era stato chiamato a percorrere per ritornare a casa ( 1 re 13:9).
Il popolo di Israele, dal racconto dei profeti, molto spesso ha frainteso  "l'essere libero con la novità". Da questo fraintendimento scoprivano un unica libertà ( se libertà ci si può chiamare) cioè quella di essersi "liberati di Dio". Tutto ciò che era "novità" veniva assimilato come manna dal cielo. La novità la rese una nazione che guardava avanti, ma senza sapere però mai dove posare lo
sguardo. Dio apparteneva al "vecchio", nel mondo nuovo non c'era spazio per Lui, o almeno per un Dio che non si era messo a passo con il tempo nuovo. Dal nuovo Israele naque una nuova speranza, ma che ben presto divenne un "chimera" che divorò coloro che in lei avevano posto la loro fiducia.  Il profeta Geremia allora grida davanti a questo "nuovo mondo" di "ritornare ai sentieri antichi" ( Geremia 18 : 10). Una parola quanto meno anacronistica e fuori luogo per gli uomini di ogni tempo, ma coraggiosa e fedele. Ritornare ad essere un popolo libero, perchè non c'è legame più forte della falsa libertà, quella che si ottiene con le catene della novità. I sentieri antichi, quelli percorsi tra deserti impervi. Quelli nati tra le montagne d'acqua e incerte paludi. Perchè tra questi sentieri Israele ha conosciuto la vera libertà. La libertà di essere finalmente un popolo e non più manodopera a servizio di altri uomini. Quella di sapere di possedere una propria terra da raggiungere. Ma soprattutto di essere un popolo in movimento, verso un futuro incerto ma pieno di speranza. La libertà di aver scelto di tuffarsi nel mare e di abbandonare lo scoglio della schiavitù.
Allora cosa desidera oggi l'uomo moderno? La libertà di divenire veramente un uomo libero,
oppure la libertà di essere nuovamente schiavo di una schiavitù, ancora più forte, la quale noi chiamiamo "novità". Liberi di fare, quello che non abbiamo ancora fatto. Liberi di provare quello
che non abbiamo ancora provato. Libero di vedere quello che non abbiamo ancora visto. Ma tutto questo cosa e dove ci condurra? La risposta arriva dal Cristo che ci ripete: Se siete miei discepoli,
conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi. Allora ciò che ci rende liberi non è la "novità" ma
conoscere la verità.  La verità è anche di  conoscere le cose per quelle che veramente sono e non per quello che ci viene presentato dagli altri o da se stesse. Le cose per come si palesano davanti a noi, privandole di false illusioni e compromettenti  promesse.  La verità di guardare "la natura di ciò che ci si pone davanti" la loro vera "sostanza". La verità di renderci conto : "A Cosa siamo chiamati a rinunciare, accettando di essere liberi attraverso, non una nostara decisione, ma attraverso l'acquisizione di nuove esperienze e "nuovi sapori". Credo che quest'ultima in realtà è l'idea di Libertà che è nelle menti e nel cuore dell'uomo moderno. Ma questa idea ha portato l'uomo ha delle nuove schiavitù, che purtroppo continua a chiamare libertà.

28 settembre 2009

"Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi" ( Giov: 8:32) 1^parte

Scive in un suo testo il filosofo e teologo danese Kirkegaard: "L'angoscia è la
vertigine della libertà" il titolo del testo è aut-aut. Da questa affermazione ci si può arrivare a dedurne un'altra, cioè: "La libertà o il desiderio di essere libero, è accompagnato da insicurezza e paura che chiamiamo, angoscia." .
Forse il filosofo danese riesce ad intuire, attraverso le sue parole, il vero rapporto che c'e' tra il desiderio o l'intenzione di essere libero e la natura umana. L'uomo desidera la libertà, ma vuole esserlo veramente? La libertà ha un prezzo, l'uomo è disposto a pagarlo? Un prezzo  di impegno sociale o come in alcuni casi di rinuncia, mettendo a repentaglio anche la propria esistenza. Ma Kirchegaard parte da una prospettiva diversa, quella "esistensialista". Egli ci mette davanti una scelta ,che l'uomo si trova a fare, in quanto individuo in tutta la sua reale consapevolezza, per essere veramente libero. Una scelta, che si presenta nell'intimo dell'uomo con poche certezze e tanti dubbi.
Il voler essere liberi è un desiderio che nasce dalla relazione che noi abbiamo con la cosa da cui o di cui vogliamo liberarci. Ma in fondo l'unica certezza ontica della nostra vita è proprio quella cosa da cui vogliamo liberarci.
La libertà si presenta davanti a noi come un mare, a volte anche in tempesta, in cui siamo chiamati a tuffarci dallo scoglio sul quale ci siamo arroccati.
Dalla nostra scelta si determinerà cosa in realtà saremo. Cozza o Delfino?
L'angoscia che nasce alla vista di questo mare in tempesta, fà da contrappeso
al nostro desiderio di essere liberi. Lo scoglio rappresenta ciò che dobbiamo 
lasciare, il mare in tempesta il "nuovo mondo", che per noi si chiama libertà.
La nostra scelta consiste nel decidere se restare legati allo scoglio o tuffarsi nel mare. L'essere legati ad uno scoglio ci dà la certezza di essere "fermi e passivi", tuffarsi nel mare ci costringe all'"azione e ad essere costantemente in discussione".  La libertà ha quindi la sua "vertigine" che è l'angoscia, ma l'angoscia dell'uomo che, nonostante tutto, avendo paura e dubbi, decide di tuffarsi nel mare, perchè saprà di "divenire un delfino e non una cozza".
Il Cristo è il predicatore di un "Nuovo Regno", un regno di libertà. Questo regno non è di questo mondo.  Allora per noi, "uomini della terra", esso rimane incomprensibile come impresentabile. Le nostre conoscenze, sono di
natura empirica. Conosciamo quello che "vediamo e tocchiamo attraverso il mondo che ci si pone davanti. La riflessione o l'approfondimento delle cose che vediamo o che ci si pongono davanti(come pure le nostre singolari esperienze), produce in noi la riflessione, la capacità di elaborare pensieri che superano la semplice aquisizione di immaggini o sensazioni"(Locke). Allora
come possiamo conoscere qualcosa che per noi è incomprensibile in quanto,
completamente estraneo al nostro mondo? Gesù stesso davanta Pilato afferma:" Il mio regno non è di questo mondo"Giov: 18:36.
Allora possiamo conoscere solo questo del "nuovo mondo", cioè: "L'evento chè ci viene presentato, in quanto quello in cui possiamo essere liberi dal "vecchio". Solo in questa prospettiva, possiamo parlare di ciò che ci viene posto davanti. Non possiamo sapere quallo che ci aspetta, ma possiamo conoscere solo quello che lasciamo.
In Cristo siamo liberi, perchè slegati dagli scogli, su cui erano ancorate le nostre vite. In questa prospettiva, allora il desiderio di libertà si manifesta
nella "conversione", nella scelta di tuffarsi, per abbandonare le cose certe in prospettiva di cose sperate. Dall'angoscia di chi si lancia nel vuoto, nasce la fede, quella di Dio, che ci rende consapevoli che quella che abbiamo fatto è
"l'unica scelta possibile per essere veramente liberi." la metanoia si realizza , nella scelta di voler divenire un "uomo di libertà", vivendo in questo incerto mare, ma libero per raggiungere "l' agognata riva".