6 ottobre 2009

      
RIVELAZIONE E ISPIRAZIONE


RECENZIONE CRITICA DELL’OMONIMO TESTO DÌ:”BENJAMIN B. WARFIELD”


                                                                                                                              PALMIERI NICOLA



“In ogni disciplina succede che di tanto in tanto facciano la loro comparsa libri la cui eco duri per decenni” ; “rivelazione e ispirazione” è uno di questi .Un testo che certamente non lascia indifferente il lettore, ma nel bene o nel male, alimenta nel cuore o nelle menti di chi ne fa oggetto di riflessione, un desiderio di ricerca su argomenti come: la rivelazione e l’ispirazione della Bibbia. Una ricerca perché, forse anche involontariamente, l’autore credendo di esaurire la riflessione con argomentazioni precise e ben ragionate, finisce per aprire nuovi orizzonti di riflessione; lasciando poi ad un lettore attento il compito di aggiungere o magari indirizzare la propria scoperta in una nuova “rivelazione”, affidando la propria guida all’”ispirazione “dello Spirito. Lo stesso che ha ispirato l’autore, ma come sappiamo:”Lo Spirito è sempre avanti, anche a quello che ci ha appena detto.”

Il testo non è uno scritto unico, ma è una redazione di articoli, pubblicati e scritti in momenti diversi dal “nostro autore”, ma tutti sull’argomento in questione. Una raccolta di testi, che messi insieme da un attento e appassionato redattore (in realtà questo volume vede la collaborazione di più persone) , danno l’idea di un’opera unica.

Una prima lettura al testo ci dà l’idea di un testo apologetico. Infatti, l’autore non rinuncia nel riflettere su questi due argomenti a difendere le proprie convinzione, che trova in alcuni studiosi, figli di un approccio diverso dal suo al “Testo Sacro” , dei “nemici” della vera “rivelazione” e “ispirazione”.



Warfield, senz’altro non era uno sprovveduto; leggendo il libro si può facilmente comprendere il livello di conoscenza tecnica e teologica dell’autore. Una padronanza dell’argomento e una conoscenza che, in alcuni passaggi incanta il lettore per la profondità nell’ esporre le proprie tesi, mentre a volte può essere meno coinvolgente, per l’eccessivo accanimento sui termini trattati dai testi originali, che ancora dimostrano il grande spessore tecnico, ma un lettore meno preparato può perdersi.

Non si può dimenticare che è stato professore di teologia didattica e polemica presso il seminario teologico di Princeton , occupando il posto di Charles Hodge , un altro esponente del fondamentalismo( una corrente teologica, che reagisce al metodo-storico critico ritornando alla lettura del “Testo sacro” così come lo abbiamo nelle mani e ai primi principi della riforma del 500 ) che l’autore definisce il suo “Elia” . Professore di teologia dal 1887 fino alla sua morte, avvenuta nel 1921, fu un uomo di notevole statura e non soltanto, per le sue conoscenze bibliche e per le sue capacità intellettuali, ma anche come esempio di etica e di moralità. Infatti, nonostante fosse molto impegnato in qualità di insegnante, di conferenziere e di scrittore, si prese cura fedelmente della propria moglie che, dopo pochi anni dal loro matrimonio, a causa di uno shock, visse una vita reclusa e negli ultimi due anni di vita fu completamente invalida.

Molto illuminante è a parer mio, molto condivisibile la sua riflessione sulla rivelazione. Egli scrive di due tipi di rivelazione: Generale e Speciale. Dopo aver definito la rivelazione come.”il sovrannaturale che si rivela, cioè l’atto di Dio che comunica all’uomo la verità su se stesso”; presenta nel primo caso, una rivelazione che è comunicata mediante fenomeni naturali che si verificano nel corso della natura e della storia . Nel secondo caso essa è nel corso naturale delle cose e della vita. La rivelazione interviene implicitamente volendo incidere in maniera determinante sulle vite degli uomini, in maniera soprannaturale. La prima è rivolta a tutte le creature, mentre la seconda ai peccatori per portarli alla salvezza. La prima soddisfa il bisogno di tutte le creature di intravedere Dio, mentre l’altra salva i peccatori. La rivelazione generale prepara l’uomo a quella speciale, perché lo pone davanti ad una realtà del divino, che lo spinge alla ricerca di un tesoro che parli ad altri, ma soprattutto parli a se stesso. Sicuramente questa riflessione trova consensi tra gli studiosi, anche se viene esposta con parole diverse, molti concordano con questa “idea” della “rivelazione” .

La modalità principale per cui si manifesta la rivelazione all’uomo è la Parola. L’autore quanto parla della parola intende la “Scrittura”. In essa la rivelazione di Dio passa dalle narrazioni, ai racconti, dai passaggi di natura normativa a quelli dove è il profeta è a parlare. Una rivelazione che parla attraverso diversi strumenti, ma confluisce tutta in un unico punto, dove finisce e da dove a inizia tutta la rivelazione. Finisce e ad inizio in Gesù Cristo, in maniera e in modi diversi ma ci parla sempre del Cristo. Personalmente concordo con questo pensiero ma in parte, con una modalità diversa e cioè:” Cristo ci rivela la Scrittura e solo allora la scrittura ci parla di Cristo”.

La rivelazione per Warfield è una necessità per l’uomo, il quale dopo il peccato nell’Eden ha perso la comunione con Dio. Il peccato ha posto un velo tra l’uomo e il suo Creatore, allora la rivelazione è “il velo scoperto” , finalmente la creatura può nuovamente trovare il suo creatore.

La rivelazione che è stata rivolta prima ad Israele, attraverso tutto quello che leggiamo nel 1°Testamento , poi diventa progressiva, fino ad arrivare a quella della Grazia, che attraverso Cristo è per tutti gli uomini. Ma l’uomo non è mai stato abbandonato completamente dalla rivelazione di Dio. Infatti come mette in luce l’autore, possiamo trovare nella Parola testimonianze di uomini e donne che non appartenevano al popolo eletto e pure in qualche modo si sono avvicinati alla “rivelazione” . Infatti, Dio ha sempre agito verso l’uomo, conducendolo alla salvezza attraverso una rivelazione che lo ha portato a farsi conoscere sempre in un modo più adeguato.

“La rivelazione di Dio per l’uomo è sempre soprannaturale, afferma Lo scrittore; ed essa può essere solo ricercata nella Bibbia, perché è l’unico libro “Ispirato” da Dio. Infatti, da questo pensiero parte la seconda parte del volume, che riflette proprio sull’ispirazione divina della Bibbia( questa seconda parte, su questo terreno, troviamo il Warfield più apologeta, contro chi non concorda completamente con il suo pensiero).

Il suo pensiero è quello dell’”ispirazione plenaria” della Bibbia . Cioè che la scrittura è ispirata da Dio in ogni sua parte, nelle cose che può comprendere la ragione, come in quelle che rimangono misteri, nelle parole come anche nei pensieri. Di questa riflessione ne diventa acceso sostenitore, dimostrando attraverso la storia del cristianesimo che: “ la chiesa ha avuto sempre questo concetto per quanto riguarda l’ Ispirazione”. Infatti, per i riformatori questo era il loro modo di intendere l’ispirazione; uno su tutti ad esempio Calvino . Fa riferimenti ai concili che sono stati fatti nel corso di tutta la cristianità, compresa la confessione agostiniana di Westminster . Dopo questa testimonianza storica, dove ancora rimaniamo colpiti dalla sua grande conoscenza e competenza, attacca gli avversari su un terreno comune, riportando riflessioni di alcuni studiosi non in linea con le sue teorie. Dopo un attento esame di alcuni loro scritti, dimostra attraverso una serie di riflessioni l’inesattezza di tali conclusioni. Infine attraverso dei testi della Scrittura, dimostra che non solo i primi cristiani credevano all’ispirazione plenaria, ma gli apostoli stessi. Infatti l’attacco da cui la difende è proprio la posizione di alcuni studiosi, i quali affermano che nella Bibbia ci sono parti storiche e parti ispirate. La sua conclusione è: se si mette in dubbio anche l’insegnamento degli apostoli si mette in dubbio quello di Cristo perché non si possono scindere gli insegnamenti; e se si mette in discussione quello di Cristo si mette in dubbio tutta la scrittura.”Colui che ha smesso di credere nella Bibbia di Gesù, se messo alla prova, paleserà altresì di aver smesso di credere nel Gesù della Bibbia” .

Personalmente io concordo con l’ispirazione olistica della Scrittura. Condivisa anche da una recente riunione di ministri . Ma il segno più “coinvolgente” dell’ispirazione della scrittura, secondo me è da ricercare primariamente nella “comunità dei credenti”. Cioè: è la comunità stessa che “attraverso l’opera persuasiva dello Spirito” ad attestare “al nostro Spirito” l’ispirazione della “Scrittura. In quanto gli viene riconosciuta un’autorità speciale, al di sopra di qualsiasi scritto, perché appunto “ispirata da Dio”. Pertanto Essa diventa per la comunità, fatta da coloro che condividono la stessa Fede in Dio: “Parola normativa ed Performativa.”

Ma prima ancora di affrontare il problema dell’ispirazione, bisogna capire(per quello che sia possibile) cosa si intende quando parliamo di ispirazione. Credo che Warfield ci abbia trasmesso attraverso questi scritti, una delle più profonde e appassionate riflessioni su tale argomento. Egli parte dal significato letterale del termine. Il termine in greco ha il significato di “spirare o “espirazione” . Allora alla luce di ciò, essa è stata “alitata da Dio” ; essa è il prodotto del soffio creativo di Dio. Il soffio di Dio è la potenza di Dio(l’autore aggiunge), allora la Scrittura è il prodotto di una determinata azione divina. Warfield anche in questa definizione non è solo, ma( anche a chi scrive) ha infiammato tanti cuori. Molto felice è anche la sua riflessione sullo Spirito creativo, infatti lo Spirito che ha ispirato la Scrittura è lo Spirito Santo, è concordo con “Moltmann” quando afferma che lo Spirito è principalmente quello della vita, cioè “Lo Spirito creatore”. Creatore, nel creare la Scrittura per contenere “La Parola di Dio” . Infatti credo che la Scrittura è Parola di Dio perché la contiene e né pervasa in ogni sua parte.

Il problema nasce, però nella modalità di tale ispirazione. Il teologo parte da questo tipo di riflessione per poi arrivare a dire, che se la Scrittura è alitata da Dio. Essa prende la sua forma come oggi l’abbiamo nelle mani, attraverso sì uomini, ma “completamente sotto l’ispirazione divina”. In breve scrive che: gli scrittori della Bibbia erano uomini come noi, con le loro debolezze ed errori, ma nel momento del “Componimento Sacro” erano completamente sotto la guida “del soffio creativo di Dio. Egli afferma che addirittura prima ancora che fossero nati e di avere un’incontro con” l’Onnipotente”; il Signore conosceva le loro vite e li indirizzava, li formava , li preservava, perché dovevano essere poi gli scrittori del Testo sacro” .

Questo tipo di riflessione(soprattutto l’ultima parte), apre il campo ad un’”eziologia” delle scritture; che a parer mio è molto coinvolgente, ma poco rispecchia l’esperienza dell’individuo e soprattutto il rapporto che si stabilisce tra uomo-scrittura. Credo che l’Ispirazione di Dio nell’uomo va al di là di un “rigore letterista”. IL “soffio”(cioè l’ispirazione) di Dio è “la sua testimonianza nelle vite di coloro che si sono avvicinati ad essa.” Cos’ì anche per gli scrittori della Bibbia. In essa vi troviamo espressa questa “verità”, che ha preso forma attraverso le loro vite. Un’ispirazione che non è stata condizionata dagli uomini, ma che ha ispirato gli uomini verso la rivelazione di Dio. Essa si è completamente calata in tutta la loro umanità . Una rivelazione che non passa solo attraverso il singolo, ma si manifesta nella storia di un’intera comunità, che scopre il proprio Dio attraverso la narrazione della propria identità nella storia e nel tempo. Una rivelazione che si cala nella storia ma la supera, trasformando spesso il presente in un momento già passato e il futuro in un imminente certezza, fatta di speranza che nei cuori dei credenti si trasforma in certezza. Infine gli ultimi due capitoli contenuti nel volume: “La Scrittura: ispirata da Dio”, dedicato all’analisi filologica del testo di Timoteo 3:16 e “«Dio dice», «essa dice», «la Scrittura dice»”, dedicato all’analisi filologica e teologica delle formule di introduzione delle citazioni dell’Antico Testamento nel Nuovo . In essi troviamo una ben organizzata disquisizione sul come, ogni volta il testo è introdotto con queste parole, anche se diverso nella forma, ma nella sostanza sta sempre ad indicare una “scrittura” direttamente pronunciata “ dalla bocca di Dio”, sottolineando come in questi testi, l’autore biblico sempre ha trasmesso delle parole direttamente dalla “bocca di Dio” , proprio come i profeti dell’Antico Testamento.

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