19 novembre 2009

SERVI CHE SERVONO




Atti 6:1a7” Or in que' giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio degli Ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell'assistenza quotidiana. E i dodici, radunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è convenevole che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mense. Perciò, fratelli, cercate di trovar fra voi sette uomini, de' quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, e che noi incaricheremo di quest'opera. Ma quant'è a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministerio della Parola. E questo ragionamento piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia; e li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche una gran quantità di sacerdoti ubbidiva alla. fede.”



Nicolas Tom Wright, vescovo anglicano e uno dei più noti teologi cristiani scrive: La chiesa esiste essenzialmente per due scopi strettamente correlati: per adorare Dio e per lavorare per il suo regno nel mondo. Adorazione e servizio in questa maniera viene descritta l’opera della chiesa dal teologo. Una definizione non del tutto nuova per le nostre orecchie, ma l’originalità è nel porre entrambi i ministeri sullo stesso piano e uno legato all’altro. In effetti la sfera dell’adorazione, non limitata alla semplice lode o alla preghiera, ma a tutte quelle attività che noi definiremmo forse in maniera non propriamente esatta” spirituali”, è correlata, cioè legata a quella del servizio, non più squisitamente “spirituale”(bisognerebbe chiarire quello che intendiamo dire con spirituale) ma legata alla sfera dei problemi vigenti dell’essere uomo, manifesti nel mondo e per il mondo. Ritornando al nostro testo, gli apostoli non sono chiamati ad intervenire a riguardo di un problema di natura dottrinale o che riguarda la sfera spirituale, ma puramente riguardante la sfera sociale. Un’esigenza o meglio un’emergenza di un bisogno impellente che riguarda una dimensione pratica della vita comunitaria. La critica mossa dagli ellenisti verso gli apostoli, non doveva essere una critica di tipo pregiudizievole o preferenziale, in quanto in qualche maniera si privilegiava le vedove e gli orfani dell’aria giudaica , ma un’osservazione di tipo oserei dire logistico. Cioè il loro impegno era diventato insostenibile per il numero di credenti. Cresciuta la chiesa aumentano i problemi, vedi il consiglio del suocero di Mosè (un problema non soltanto per gli apostoli ma dove c’è una comunità numerosa si riscontriamo le stesse problematiche). Gli apostoli si trovarono a dover gestire il patrimonio che gli veniva messo a disposizione dai neofiti. Il loro compito era soddisfare esigenze non soltanto dell’anima ma anche del corpo della comunità dei credenti. Possiamo pensare che perdevano un po’ di vista le vedove ellenistiche per una ragione logistica, perché queste ultime vivevano più lontano da dove gli apostoli avevano fatto la loro “centrale operativa” . Comunque il problema viene risolto scegliendo i sette “diaconi” a loro volta ellenisti. Finalmente altri gruppi di persone, non propriamente della cerchia degli apostoli, cominciano a emergere. Infatti, questa difficoltà apre le porte a nuove possibilità di impegno ad alcuni che altrimenti dovevano continuare a stare in sordina. La chiesa è un corpo sempre in crescita, e in essa c’è posto per una giusta collocazione per chiunque desidera farvi parte. Un’ottima soluzione, ma personalmente credo, che una lettura superficiale e permettetemi di dire “tradizionalista”, può deviare il messaggio e l’intenzione dello scrittore, verso una concezione ecclesiologi ca, piramidale, così rilegando alcuni “diaonie” a “servizi o ministeri di serie b”.

L’istituzionalizzazione del diaconato, che ripeto è qualcosa di buono e necessaria per la chiesa, portò ed ha portato nelle menti e nei cuori di alcuni credenti una divisione tra predicazione e servizio. Quello che è peggio è il pensiero di giudicare come una leadership i predicatori, mentre chi si dedica a lavori pratici : delle povere Marte che devono guardare le Marie dal basso verso l’alto.

Esaminando l’insegnamento del Maestro ci accorgiamo che le cose non sono proprio così. Gesù spinge all’azione, anzi i un verso del vangelo afferma che siamo felici se ci dedichiamo più alla pratica che alle parole. Gesù è stato il più grande tra i predicatori, anzi il vero predicatore del regno di Dio, me Egli afferma di essere venuto tra noi come colui che serve. In Gesù certamente ,non troviamo la netta separazione tra il predicatore e il diacono. Anzi sul piano della valorizzazione Gesù più volte a dato l’importanza a chi serve a discapito di chi predica.

Questo messaggio fu recepito anche da Paolo, infatti egli invita i credenti di Filippi, che se volevano consolarlo dovevano avere in loro lo stesso sentimento di Cristo, cioè quello di Servo . Anche parlando dei doni dello Spirito, indica la via per i doni maggiori ed è quella dell’amore , non c’è amore più grande di servire i propri fratelli. L' apostolo non lo ha dimostrato solo a parole, ma come Gesù ,anche a fatti, predicava l’evangelo e poi provvedeva lavorando ai suoi bisogni e a quelli dei suoi collaboratori . Inoltre nei suoi viaggi missionari non dimenticava la sua parte diaconale, infatti contemporaneamente alla predicazione egli si faceva portavoce dei bisogni della chiesa di Gerusalemme . I servitori di Dio nel 1° testamento, non erano da meno, profeti ma anche diaconi cioè servi del popolo di Dio. Gedeone che non si è mai abbandonato alla pura meditazione, ma egli a sempre cercato di contribuire con il proprio lavoro al benessere del popolo, Nehemia che con una mano teneva la spada e l’altra la cazzuola . Cioè con una mano lavoravano e con l’altra tenevano la spada .

Senza ombra di dubbio la scelta dei diaconi fu non casuale, ma guidata dallo Spirito Santo. Sicuramente l’unzione dello Spirito era riconosciuta in loro, tanto che gli apostoli usarono per loro la stessa forma liturgica che avrebbero usato per un ministro o un predicatore , ereditata addirittura dall’Antico Testamento quando venivano scelti i sacerdoti . Ma quello che si può prestare ad una cattiva interpretazione è il fatto che: gli apostoli ” potevano essere sostituiti nel diaconato, ma non nella predicazione”. Questo cede il fianco, di nuovo ad una separazione netta di ruoli ed uno superiore all’altro. Ma il Signore la pensava proprio così? Stefano un po’ smentisce questa idea, infatti fu scelto tra i diaconi, serviva le mense ma nel momento opportuno si dimostrò un ottimo predicatore, capace di tener testa ai religiosi più preparati. Anche Filippo si rivelerò un ottimo evangelista e protagonista di un risveglio di grandi proporzioni in Samaria . Allora chi è il servo e chi il predicatore?.

Allora impariamo da Gesù, non dividiamo mai il diaconato e la predicazione nella nostra vita. Certamente ognuno di noi è chiamato a delle specificità. Alcuni hanno una specificità nella predicazione, altri una benedizione particolare nelle arti pratiche e sociali . Ma non ci sono servi di seria A e quelli di sere B. Non ci sono ministeri e doni più importanti rispetto ad altri, ma soprattutto tutti siamo chiamati al diaconato e tutti siamo chiamati alla predicazione dell’evangelo. RI peto con specificità diverse e con accentuazioni diverse. Ma lo Spirito è uno , il premio è uno la benedizione e la stessa. Inoltre per il predicatore che non ha un servizio di diaconato anche minimo, non è un cristiano completo, così un diacono che non predica mai l’evangelo e non legge mai la Bibbia, non è degno di chiamarsi tale.

Faccio un inciso cioè: “c’è la corsa alla predicazione dai pulpiti, perché forse crediamo che Stefano era un cristiano inferiore a Pietro perché diacono, oppure perché non abbiamo mai scoperto quanta sapienza e quanta benedizione c’è nel servire alle mense”.

Possa lo Spirito di Dio aprire gli occhi ma soprattutto le orecchie , e farci ascoltare la sua chiamata al servizio e considerare quanto onore e quanta benedizione e quale grazia ci è stata data di essere dei collaboratori del regno dei cieli. Servitori che servono, e non professionisti che sono nella piazza scioperanti.

PREDICATORI DISPOSTI AL SERVIZIO, DIAKONI PRONTI A PREDICARE.

Non dimentichiamo, come possiamo dedurre dalle stesse parole di Gesù:” prendi la tua croce e segui ME”,che la croce crea il servizio. Cioè, le difficoltà che incontriamo nel nostro cammino di fede sono le stesse che ci danno l'imput, per il nostro diaconato. Esse non sono uno stop,ma un via per il nostro stesso servizio cristiano.

A questo punto però è necessario un chiarimento, che secondo me è importante, e cioè: “ la diaconia senza la prospettiva del regno di Dio, è solo una filantropia, un amore senza idee, come la prospettiva del regno senza diakonia, è un utopia senza amore.”

Il nostro servizio deve essere svolto, nella speranza di ciò che non è-ancora, nella speranza del regno di Dio. Sapendo che, nel nuovo riceveremo il premio. Un premio senz'altro molto più grande di quello che realmente abbiamo fatto. Gesù stesso sta a dire. “se avete dato un bicchiere di acqua fresca ad un profeta riceverete premio di profeta.”in questa dimensione scopriamo che la differenza qualitativa tra noi e Dio, nel novo diventa un nostro beneficio,perché le cose che abbiamo fatto, vivono e si collocano nell'eternità di Dio, avendo un tale valore.

Inoltre la prospettiva del regno, ci apre le porte ad un tipo di “diakonia”, che si muove non soltanto nella chiesa ma nel mondo. Questo perché in realtà,dobbiamo renderci conto che il mondo è il campo di sperimentazione del regno di Dio”. In effetti, la speranza cristiana ci mostra il nostro mondo che in qualche modo possa tendere, come noi, verso tale speranza. Allora la diakonia diventa uno strumento, affinché questa speranza possa diventare anche la speranza di parte del nostro mondo. Allora la prospettiva del nuovo, non ci porta a chiuderci a mo di recinto al mondo, ma allarga i nostri orizzonti, gli orizzonti del nostro servizio, sapendo che migliorando per quello che siamo chiamati a fare nella parte del nostro mondo, possiamo contribuire ,a far convergere molti lo sguardo verso questa speranza, quella della vita terna.

Lo stesso Gesù nella preghiera del padre nostro, sta a dire “Venga il tuo regno”. Lui più di tutti è stato “il predicatore e il testimone di tale speranza”, ma dimostrando che la speranza cristiana, non si esaurisce in una semplice utopia,ma è una realtà concreta di una vita di fede, che con passione vive e serve affinché essa si adempi.

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