28 settembre 2009

"Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi" ( Giov: 8:32) 1^parte

Scive in un suo testo il filosofo e teologo danese Kirkegaard: "L'angoscia è la
vertigine della libertà" il titolo del testo è aut-aut. Da questa affermazione ci si può arrivare a dedurne un'altra, cioè: "La libertà o il desiderio di essere libero, è accompagnato da insicurezza e paura che chiamiamo, angoscia." .
Forse il filosofo danese riesce ad intuire, attraverso le sue parole, il vero rapporto che c'e' tra il desiderio o l'intenzione di essere libero e la natura umana. L'uomo desidera la libertà, ma vuole esserlo veramente? La libertà ha un prezzo, l'uomo è disposto a pagarlo? Un prezzo  di impegno sociale o come in alcuni casi di rinuncia, mettendo a repentaglio anche la propria esistenza. Ma Kirchegaard parte da una prospettiva diversa, quella "esistensialista". Egli ci mette davanti una scelta ,che l'uomo si trova a fare, in quanto individuo in tutta la sua reale consapevolezza, per essere veramente libero. Una scelta, che si presenta nell'intimo dell'uomo con poche certezze e tanti dubbi.
Il voler essere liberi è un desiderio che nasce dalla relazione che noi abbiamo con la cosa da cui o di cui vogliamo liberarci. Ma in fondo l'unica certezza ontica della nostra vita è proprio quella cosa da cui vogliamo liberarci.
La libertà si presenta davanti a noi come un mare, a volte anche in tempesta, in cui siamo chiamati a tuffarci dallo scoglio sul quale ci siamo arroccati.
Dalla nostra scelta si determinerà cosa in realtà saremo. Cozza o Delfino?
L'angoscia che nasce alla vista di questo mare in tempesta, fà da contrappeso
al nostro desiderio di essere liberi. Lo scoglio rappresenta ciò che dobbiamo 
lasciare, il mare in tempesta il "nuovo mondo", che per noi si chiama libertà.
La nostra scelta consiste nel decidere se restare legati allo scoglio o tuffarsi nel mare. L'essere legati ad uno scoglio ci dà la certezza di essere "fermi e passivi", tuffarsi nel mare ci costringe all'"azione e ad essere costantemente in discussione".  La libertà ha quindi la sua "vertigine" che è l'angoscia, ma l'angoscia dell'uomo che, nonostante tutto, avendo paura e dubbi, decide di tuffarsi nel mare, perchè saprà di "divenire un delfino e non una cozza".
Il Cristo è il predicatore di un "Nuovo Regno", un regno di libertà. Questo regno non è di questo mondo.  Allora per noi, "uomini della terra", esso rimane incomprensibile come impresentabile. Le nostre conoscenze, sono di
natura empirica. Conosciamo quello che "vediamo e tocchiamo attraverso il mondo che ci si pone davanti. La riflessione o l'approfondimento delle cose che vediamo o che ci si pongono davanti(come pure le nostre singolari esperienze), produce in noi la riflessione, la capacità di elaborare pensieri che superano la semplice aquisizione di immaggini o sensazioni"(Locke). Allora
come possiamo conoscere qualcosa che per noi è incomprensibile in quanto,
completamente estraneo al nostro mondo? Gesù stesso davanta Pilato afferma:" Il mio regno non è di questo mondo"Giov: 18:36.
Allora possiamo conoscere solo questo del "nuovo mondo", cioè: "L'evento chè ci viene presentato, in quanto quello in cui possiamo essere liberi dal "vecchio". Solo in questa prospettiva, possiamo parlare di ciò che ci viene posto davanti. Non possiamo sapere quallo che ci aspetta, ma possiamo conoscere solo quello che lasciamo.
In Cristo siamo liberi, perchè slegati dagli scogli, su cui erano ancorate le nostre vite. In questa prospettiva, allora il desiderio di libertà si manifesta
nella "conversione", nella scelta di tuffarsi, per abbandonare le cose certe in prospettiva di cose sperate. Dall'angoscia di chi si lancia nel vuoto, nasce la fede, quella di Dio, che ci rende consapevoli che quella che abbiamo fatto è
"l'unica scelta possibile per essere veramente liberi." la metanoia si realizza , nella scelta di voler divenire un "uomo di libertà", vivendo in questo incerto mare, ma libero per raggiungere "l' agognata riva".