3 ottobre 2009



LA”GIUSTIFICAZIONE NELLE LETTERE PAOLINE




La giustificazione è una questione molto sentita in tutta la storia del cristianesimo. Dopo la consapevolezza di essere dei peccatori, cioè: partendo dal presupposto biblico, che la creatura umana così com’è, non è “a posto” rispetto ai criteri di giustizia stabiliti e rivelati da Dio , ci si chiede: il come stabilire “comunione” con Dio, ritornando ad essere giusti agli occhi Suoi. Sicuramente dall’ebraismo il cristianesimo ha ereditato questo tipo di “problema”, che per quanto riguarda il primo Testamento trova la sua complessità nei sacrifici di espiazione e nelle varie norme per la purificazione . Anche in ambiente ellenistico ci sono varie proposte , ma possiamo dire che, chi più di ogni altro protagonista della Bibbia, ha cercato di trovare una risposta a questo tipo di riflessione è stato, attraverso le sue epistole, l’apostolo Paolo. Partendo dall’eredità dei suoi padri ha confrontato la sua riflessione ed esperienza con il Cristo, con l’ambiente in cui veniva calata tale proposta, dando una risposta che, in qualche modo coinvolgesse tutti gli uomini, facendo della giustificazione una colonna portante di tutto il suo pensiero e del suo messaggio. Il significato biblico di tale parola è: (in ebraico יכח yâkach; in greco δικαιόω dikaioō) di dichiarare, accettare e trattare come giusto un imputato. Da un lato non penalmente perseguibile e, dall'altro, avente titolo a tutti i privilegi che possiedono coloro che osservano la legge di Dio. Si tratta quindi di un termine giuridico, forense, denotando un atto amministrativo della legge - in questo caso, un verdetto di non colpevolezza e quindi, escludendo ogni possibilità di condanna.

Per comodità dividerò la mia breve riflessione sull’argomento in capitoli. Così cercando di non perdermi nell’immenso mare di pensieri, ma cercando di dare al mio lettore una riflessione, per quanto mi sia possibile, organizzata con uno schema semplice e sperando di rendere i miei pensieri chiari e ordinati.

1^parte -Concetto di Giustifucazione


La giustificazione è una dottrina, che esprime un’azione, nel nostro caso di Dio verso l’uomo; una riflessione intorno a quello che riguarda esclusivamente il rapporto tra Dio è la sua creatura. Pensiero che troviamo nella Scrittura, in tutti e due i Testamenti, ma che a poco a che vedere con le idee e i concetti degli uomini. Infatti, la nostra riflessione ha come sua base principalmente quello che troviamo scritto “nella Sua Parola”. La giustificazione è necessaria in quanto Dio è santo e l’uomo per la sua colpa è ingiusto. La colpa è il peccato in quanto disobbedienza a Dio. Ingiusto perché, trasgressore della “giustizia”, considerando quest’ultima come: conformità della vita dell’uomo alla volontà di Dio e alle prescrizioni della legge . Allora giustificare è rendere giusto l’uomo. Essa è necessaria per stabilire la comunione con Dio . Allora essa coincide con l’azione salvifica di Dio mediante la quale Dio crea la sua famiglia e la nuova società di credenti in lui, rendendoli giusti, cioè giustificati, ossia capaci di avere comunione con Lui e liberandoli dal peccato. Allora la giustificazione è un miracolo della grazia misericordiosa e liberante di Dio. L’attuazione di questo “dono” di Dio, si ha solo attraverso la fede in Cristo. Soltanto attraverso il suo sacrificio, si compie l’opera di giustificazione per l’uomo e il mondo. I cristiani da parte loro si impegnano ad attuare la giustizia e ad essere per il mondo, testimonianza di giustizia; costituendo la “chiesa” come segno e luogo della presenza del “Dio giusto” e donatore di libertà per tutti gli uomini. In tutte e due i Testamenti è forte il presupposto della santità di Dio, e questo diventa il presupposto anche della dottrina della giustificazione, che non altera la sua santità né abolisce in qualche modo la legge, ma viene adempiuto ogni cosa attraverso Gesù Cristo, che agisce in nome dei peccatori che si affidano a Lui.

2^Parte- La Giustificazione in Paolo

L’apostolo elabora la sua riflessione sulla giustificazione, non certamente partendo dalla posizione, come molti hanno pensato, di inattuabilità della legge. Egli afferma di essere irreprensibile in quanto alla “giustizia e nell’osservanza della legge” . Ma dopo la sua conversione al cristianesimo(soprattutto dopo l’esperienza fatta con il Signore sulla via di Damasco), acquista una nuova consapevolezza di se stesso e di tutto il suo bagaglio giudaico. Da ciò, anche il suo essere giusto secondo la legge, diventa qualcosa da mettere ormai da parte , per accogliere nella propria vita una giustizia migliore della propria, quella di Cristo, che è superiore a qualsiasi giustizia umana, perché l’unica capace di giustificare l’uomo.

Egli presenta l’evangelo come rivelazione di tale giustizia. Questa vale per tutto il mondo, ma solo nel momento che gli uomini rinunciano alla propria e fanno valere quella di Cristo.

Il presupposto di Paolo e quello veterotestamentario; la persuasione ebraica che sarebbe giunto il giorno del giudizio(il giorno del Signore) e Dio avrebbe condannato tutti coloro che hanno infranto la “Legge”. Per coloro che il Signore giudica degni si apriranno le porte di un “nuovo mondo”. A questa prospettiva aggiunge, che Cristo sarà delegato da Dio a giudicare il mondo con Giustizia . Allora chi sono i “degni” o meglio dire “i giusti”? Fondamentale in lui il discorso in cui Dio si dimostra “Giusto”. Per questo egli si rifà ad esempi come quello di Abramo; ma diversamente al pensiero dei “maestri ebraici”, che per loro Abramo diventa paradigmatico per la sua ubbidienza a Dio e per le sue “opere” di ubbidienza è stato giustificato. Per l’Apostolo il patriarca ottenne giustizia perché ebbe fiducia nella promessa di Dio. lasciò operare la giustizia di Dio(quella che poi sarà rivelata attraverso Cristo) nella sua vita, perché la sua fiducia era nel Dio giusto. Allora riportando le parole del profeta “il giusto vivrà per fede” , la giustizia di Dio si realizza nelle vita di coloro che si affidano alla fedeltà di Dio, questo li giustifica non certo per le loro opere, ma perché Egli si dimostra giusto e fedele a se stesso . Allora l’opera di giustizia è la condotta di grazia di Dio, con la quale resta fedele a se stesso, ma rendendo il peccatore oggetto di questa grazia, lo accoglie in un rapporto di comunione, che il peccatore riconosce e accetta Dio come sua giustizia e fondamento della sua salvezza. Una misericordia che può essere ottenuta soltanto attraverso la fede, una fede che trova il suo centro vitale nella riflessione cristologica dell’apostolo, che in realtà trova riscontro con quella della prima cristianità. Una cristologia che ha come essenza : la croce e la resurrezione del “Signore”. Infatti, anche nella sua riflessione riguardante la giustificazione, egli arriva a dire che: “per mezzo della croce e della resurrezione di Gesù, noi otteniamo il perdono dei peccati, per poi essere giustificati.” In questi due eventi si manifesta la “giustizia di Dio”. Infatti, nel pensiero dell’apostolo, giustificazione diventa sinonimo di purificazione dai peccati , legata sempre e unicamente all’evento pasquale.

Allora ci rendiamo conto che la giustificazione non è per Paolo solo una pura riflessione teologica, ma soprattutto “Kerygma” della buona novella, annuncio a tutti gli uomini della misericordia di Dio. Essa è a disposizione di chiunque, ma è afferrata soltanto da coloro, che attraverso la predicazione dell’evangelo l’accolgono nelle loro vite attraverso la fede. Quindi ancora una volta la “legge mosaica” e quella degli uomini è messa da parte, per lasciare spazio alla giustizia di Dio, che come un dono attraverso Gesù sulla croce, prende il posto della nostra “peccaminosa e fallace giustizia, facendosi Lui peccato, per giustificarci presso Dio .

Ora la fede nella giustificazione diviene, non soltanto un evento da vivere nel presente, ma anche una speranza, che attraverso la fede si trasforma in certezza, in un futuro certo nelle mani di Dio. Un futuro escatologico, che essendo giustificati, garantirà un eternità con Cristo.

La “buona novella” è per tutti gli uomini, anche per Israele. La soluzione per gli ebrei è la stessa come per gli altri, mettere da parte la loro giustizia e avere fede accettando quella del “Signore Gesù il Cristo”.

Allora avendo come punto di partenza una prospettiva pessimistica, cioè:”tutti hanno peccato” , l’apostolo proclama la giustificazione di ogni creatura umana, per grazia e non per meriti o opere giuste, mediante la fede in Gesù Cristo. Una giustificazione collocata nel punto del tempo in cui la persona crede a questo annuncio. Essa allora diventa un atto di Dio, che proietta il giudizio finale nel presente. In relazione con l’esperienza di fede che il singolo fa nella propria persona attraverso la fede nell’opera “giustificatrice” e “liberatrice” del sangue di Gesù.

3^ Parte- Piccola Esegesi di alcuni testi paolini

Come dice l’ intestazione ora proverò a prendere in esame dei testi, tratti dall’epistole proto paoline(quelle attribuite dalla maggior parte degli studiosi a Paolo tesso) in cui l’apostolo esprime il suo pensiero sulla giustificazione:



Rm 5:18 “Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini.”

In questo verso l’apostolo mette in relazione la disobbedienza di Adamo con l’ubbidienza di Cristo alla morte della croce. Il primo portò la condanna per tutti gli uomini , il secondo la giustizia di Dio per tutti gli uomini attraverso la fede in colui che ci giustifica. Come allora il peccato riguarda tutta l’umanità così il messaggio salvifico e liberatore di Dio attraverso la croce di Gesù Cristo è rivolto ad ogni uomo.



Fili 3:7 “Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo.

Fili 3:8 Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo,

Fili 3:9 e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede”.



Paolo avuto conoscenza della giustizia di Dio attraverso l’esperienza con Cristo, ha messo da parte la sua vecchia giustizia della legge, per sostituirla con quella di Dio attraverso la fede nel Cristo. Così gli uomini che hanno conosciuto la propria giustizia, incapace nello stabilire comunione con Dio, rinunciando alla loro ricevono quella di Dio che li giustifica attraverso la fede in Cristo. Il mezzo per cui si arriva alla vera giustizia è dunque la fede, l’origine di questa giustizia è in Dio.


Gal 3:6 “Siccome Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto di giustizia.

Ponendo ora il Patriarca, non più come un esempio di giustizia secondo le opere, ma di giustizia secondo la fede. In quanto ebbe fiducia in colui che gli aveva fatto la promessa. Fiducia in Dio giusto e per questo fedele a se stesso. Questo è il paradosso della fede, vero per noi tanto quanto per Abrahamo. Smettendo di fare qualcosa da se, accettando una posizione di umiltà e completa dipendenza fu “giustificato”. Questo è l’unico modo di “stare da giusto”, con Dio. Ogni altro modo è orgoglio perché è farsi giusti da soli.



Gal 2:16 “Sapendo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinché fossimo giustificati mediante la fede di Cristo e non mediante le opere della legge, poiché nessuna carne sarà giustificata per mezzo della legge”

Infatti in questo testo viene ribadita l’inefficacia della legge nel giustificare gli uomini. Solo Dio può giustificarci, questo è un dono di Dio, che noi possiamo ricevere se crediamo nel Figlio. Queste sono le opere della grazia che ci libera e ci salva contrariamente alle opere della legge che sono opere morte, perché incapaci di agire e di far alcun bene per l’uomo ingiusto. Qui vediamo che il discorso di Paolo parte da un’attestazione generale, poi riguarda anche lui con il pronome noi e infine tutti gli uomini. Molto particolare perché i termini usati sono quelli forensi , cioè fanno parte di quei termini di quando, un giudice reputava l’imputato innocente. Così giustificati dalla croce e resurrezione di Cristo noi tutti abbiamo comunione presso il Padre.


Rm 4:25 “il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.”

Quindi qui vediamo che l’azione di Dio attraverso la morte di Gesù, non è una casualità, ma è stata necessaria per la nostra giustificazione. Non dobbiamo vedere i due momenti: quello della morte e della resurrezione come separati, ma come in tutto il pensiero paolino, l’uno è legato all’altro come un’ unica opera, che Gesù con amore si è dato affinché fossimo giustificai. Qui possiamo forse trovare una confessione di fede della chiesa prepaolina, con un richiamo ad Isaia 53. Da questo possiamo capire come il pensiero della giustificazione non è pura elaborazione paolina, ma già era esistente nelle prime comunità cristiane.



1Cor 6:11” Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio.”



Ora la giustificazione in Paolo, non rimane un’azione isolata nella vita del credente. Essa diventa parte di un’unica opera, quella della salvezza. Si lega tanto con l’opera di salvezza che: “lavati” inteso come purificazione e “santificati” come separati dal peccato vengono presentati insieme a “giustificati”, come se fossero sinonimi per annunciare l’opera della croce di Cristo . Infatti la giustificazione non resta semplicemente un pensiero speculativo, ma diviene soprattutto annuncio della “buona novella”. Dio che ci giustifica, darà la forza necessaria per portare a termine la santificazione.

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Rm 3:24” Ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.

Rm 3:25 Lui ha Dio preordinato per far l'espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio,

Rm 3:26 per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù”.



Affermando nei versi precedenti, che tutti gli uomini hanno bisogno di essere giustificati perché peccatori, sotto la condanna di Dio. Mediante l’opera giustificatrice di Cristo è stata data gratuitamente giustizia a tutti coloro che credono con fede alla sua opera di redenzione. La fede non costituisce un motivo di merito ma solo lo strumento per ricevere tale giustizia.

La redenzione dalla colpa è stata ottenuta mediante la morte espiatrice del Cristo, che era stata prestabilita come propiziazione dei peccati. In questo sacrificio propiziatorio Dio ha rivelato il suo atteggiamento verso il peccato, cioè di aspra condanna, tanto da far ricadere una tale condanna sul suo Figliuolo, per rendere possibile il perdono dai peccati. Il Padre attraverso la croce non è restato indifferente al peccato, manifestando non solo la sua condanna ma anche il suo giudizio. Ma attraverso di essa, Egli può “nel tempo presente” rendere giusti perché giustificati tutti coloro che hanno fede nel Figlio. Una giustizia che è stata manifestata anche per coloro che per un tempo sono vissuti senza “giustizia” vivendo nella “pazienza di Dio” cioè: nell’attesa che tale giustizia fosse compiuta sulla croce da Gesù il Cristo.



2Cor 5:21” Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.”



In questo verso è molto chiaro il messaggio di Paolo, cioè: Cristo ha preso il nostro posto. Il Signore si è fatto peccato per noi, Lui che non ha mai conosciuto peccato; affinché fossimo riconciliati con il Padre. Questo non vuol dire che Gesù abbia peccato o che sia diventato un peccatore, ma assume al nostro posto quel normale rapporto con Dio, che è conseguenza del peccato. Come sempre l’apostolo non parla della giustizia morale ma del giusto rapporto con Dio.



Gal 2:17 “Ma se nel cercare d'esser giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, Cristo è egli un ministro di peccato? Così non sia.”



L’apostolo i questo verso si difende dall’accusa di alcuni, soprattutto giudei, che nella sua predicazione della giustificazione per fede, trascura l’importanza di una vita morale e lontana dal peccato. Questo non è certamente il pensiero di Paolo. Infatti afferma, che se noi siamo stati giustificati, il peccato non ha più motivo di esistere nella nostra vita. Altrimenti, se viviamo ancora nel peccato la giustificazione di Cristo è vana, perché renderemo l’opera del Signore un’opera al servizio non della salvezza ma del peccato.



Rm 11:6 “Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, grazia non è più grazia.”



Qui possiamo vedere introdotto il concetto di grazia. Essa è il mezzo scelto da Dio per la salvezza(giustificazione), la vita e il servizio del credente. Egli essendo salvato(giustificato) per grazia non è più sotto la legge. Per grazia Dio innalza il credente ad una posizione la più elevata che si possa immaginare e sempre per grazia che prosegue la sua opera in lui e largisce le sue benedizioni. Allora la grazia è legata al servizio, alla vita cristiana e alla sua libertà.


1Cor 1:18” Poiché la parola della croce è pazzia per quelli che periscono; ma per noi che siam sulla via della salvazione, è la potenza di Dio; poich'egli è scritto:

1Cor 1:19 Io farò perire la sapienza dei savî, e annienterò l'intelligenza degli intelligenti.

1Cor 1:20 Dov'è il savio? Dov'è lo scriba? Dov'è il disputatore di questo secolo? Iddio non ha egli resa pazza la sapienza di questo mondo?

1Cor 1:21 Poiché, visto che nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio con la propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare i credenti mediante la pazzia della predicazione.

1Cor 1:22 Poiché i Giudei chiedon de' miracoli, e i Greci cercan sapienza;

1Cor 1:23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per i Gentili, pazzia;

1Cor 1:24 ma per quelli i quali son chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio;

1Cor 1:25 poiché la pazzia di Dio è più savia degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.”

L’apostolo era particolarmente consapevole quanto la dottrina della giustificazione da lui presentata fosse sconcertante e paradossale, soprattutto per delle affermazioni non in linea con la tradizione dei padri e poco razionalizzanti con il pensiero e la filosofia greca. Ma per lui l’evangelo non è solo un buon consiglio da dare agli uomini , ma esso è “potenza di Dio”. Allora per lui ogni tipo di sapienza umana non può sussistere al cospetto di Dio. Dio non ha solo disprezzato questo tipo di sapienza ma la resa pazza, se paragonata o se usata per conoscere le cose di Dio. L’apostolo allora annuncia che l’unico modo per salvare e giustificare gli uomini, per la sapienza di Dio è la croce di Gesù. Consapevole che per la sapienza umana la croce non poteva che essere pazzia, o scandalo. Annuncia che attraverso di essa si rivela la potenza di Dio, potenza salvifica. Unica e sola capace di giustificare il peccatore. La sua conclusione è che: quello che l’uomo orgoglioso crede pazzia, è in realtà sapienza di Dio, certamente più savia di quella degli uomini. Il messia sofferente in croce rivela la debolezza di Dio, ma essa è più forte di qualsiasi potenza che gli uomini possano mostrare.

4^Parte- Conclusioni finali

Allora in conclusione possiamo dire che la giustificazione è l’atto mediante il quale Dio tre volte santo, rende il peccatore, che nel frattempo è diventato credente, giusto per stabilire comunione con Lui. Essa è gratuita e totalmente immeritata . Essa è giusta perché non solo Dio non risparmia il proprio figliuolo per giustificare i nostri peccati, ma attraverso di essa adempie “ogni giustizia” e la legge l’Antico Testamento. Essa è un atto sovrano di Colui che in Cristo ci ha chiamati, giustificati e glorificati, infatti, si riceve per fede e non per opere. Per il peccatore giustificato non c’è più nessuna condanna perché Dio la vede attraverso Cristo, rivestito della sua giustizia.

Un punto controverso della dottrina della giustificazione in Paolo è, se la sola fede può bastare o sono necessarie anche le opere. Su questo punto già nella prima cristianità c’erano tante controversie. Un esempio è nell’epistola di Giacomo, dove leggiamo che: “la fede senza le opere è morta” , usando per la sua riflessione il patriarca Abramo, lo stesso punto da dove parte Paolo, ma offre uno spunto di riflessione diverso cioè: Abramo giustificato non solo per fede, ma anche per le sue opere.

Nel corso del Medio-Evo, nella chiesa Cattolica e quella Greca-Ortodossa, la dottrina della giustificazione per fede, venne oscurata da quella delle opere meritorie. La croce di Gesù non bastava, ma l’uomo doveva attraverso una serie di opere buone come: i pellegrinaggi, i riti della chiesa e le proprie sofferenze in purgatorio, contribuire alla propria salvezza. I riformatori hanno riportato ai credenti la certezza della salvezza attraverso la fede, riscoprendo il luminoso insegnamento di Paolo, proprio riguardante la giustificazione per sola grazia attraverso la fede.
LO SPIRITO EXTRAECCLESIAM



DÌ PALMIERI NICOLA

Lo Spirito Santo è uno strumento della Chiesa, oppure la Chiesa è strumento dello Spirito?

Per molti anni ho creduto che lo Spirito fosse rinchiuso nella mia denominazione religiosa, ma mi sono accorto che fuori dalla “porta della mia chiesa”, Egli continua ad operare. Il problema “è” che non me ne sono mai accorto, forse perché non porta sempre la mia stessa “etichetta”.

Lo Spirito ci sorprende sempre, perché non è mai come pensiamo , né asseconda la nostra logica escludentista. Infatti, lo troviamo sempre all’opera; dovunque c’è un cuore “predisposto” desideroso di libertà e giustizia. Anche quando le strutture ecclesiastiche si fermano, Egli continua e non si ferma fin quanto non ha raggiunto il suo scopo.

La Storia(intesa con la S maiuscola, perché è quella dell’umanità) degli uomini è costellata di interventi dello Spirito. Tante volte l’uomo si è trovato ad interpretare un ruolo nella Storia più grande di lui. Ha raggiunto obiettivi e ha ottenuto conquiste che mai avrebbe sperato di raggiungere. Purtroppo, credendo a volte di essere l’unico fautore della Storia, non sempre riuscendo a comprendere e a scorgere in essa “l’opera dello Spirito”.

Il “mondo” che viviamo, è il progetto e la conquista di uomini e “situazioni”, davanti alle quali siamo portati a riflettere e a chiederci:” quale parte abbia avuto in essi Lo Spirito?”. Quando è apparso un clima di rassegnazione e tutto era destinato a sussistere al male e al disagio, improvvisamente degli uomini hanno “preso in mano “ le sorti del mondo, cambiando gli eventi, riportando la pace e la giustizia. Uomini che non facevano parte di nessuna chiesa costituita e di nessun circuito ecclesiastico, ma certamente guidati da qualcosa, oggi io dico:” da qualcuno”, che aveva per loro preparato la strada che dovevano percorrere.

Con “Nessuna chiesa”, voglio trasmettere il pensiero di : non appartenenti a nessuna struttura ecclesiastica stabilita. Nessuna comunità di credenti che si definiscono tali. Una parola convenzionale, per indicare uomini o movimenti che si trovano a vivere le loro vite al di fuori delle istituzioni religiose, che nella storia si sono formate. Non certamente la Chiesa, quella invisibile che solo Dio conosce . Perché dove c’è lo Spirito, lì c’è la chiesa .

A volte Lo Spirito è tanto discreto nel suo operare, che nemmeno ce ne accorgiamo. Perché?

Forse la causa principale è una mancata riflessione sullo scorgere i suoi “segni laici” nel mondo e nel tempo ; perché ci siamo abituati all’idea che Egli è:” un’esclusiva delle chiese”. Di questo ne sono convinti non solo gli ecclesiastici, ma la maggior parte dei “Ben pensanti”

Il mondo è fuori dall’opera dello Spirito, perché:” il suo interesse è solo di riempire le panche vuote della chiesa”. Forse questo è il pensiero di molti leader religiosi, che vogliono appropriarsi dello Spirito, non diventando loro suoi strumenti, ma credendo di trasformare Lui in un loro strumento, oserei dire di “successo”. Ma si sa “Lo Spirito è come il vento” soffia dove vuole, chi crede di catturarlo o di controllarlo si ritroverà a stringere delle mani vuote.

Lo Spirito soffia, nel mondo che ha bisogno di Lui. Suscita uomini a volte senza preoccuparsi della loro estradizione sociale o delle loro capacità, attraverso di loro trasforma le situazioni, dona la speranza di un mondo migliore, ma soprattutto cerca di rendere giustizia al povero e all’offeso, dona il diritto agli uomini dove è stato calpestato. Favorisce gli umili e non si dimentica dei deboli .

“Ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre” leggiamo nell’epistola di Giacomo . Allora, non c’è niente di migliore dello Spirito, che dal Padre viene mandato nel mondo per donare la vita, la giustizia e la pace.

Ogni cosa buona cioè:” tutto quello che migliora la vita dell’uomo”. Tutto quello che si riconosce utile e fa del bene . Tutto queste cose vengono dall’alto, sono doni dello Spirito. In questa prospettiva possiamo riflettere anche sulle conquiste scientifiche e tecnologiche dell’uomo. Tutte quelle scoperte che hanno aiutato l’uomo a preservare e a migliorare la vita in quanto tale, sono un dono di Dio, attraverso lo Spirito.

Lo Spirito i questo ultimo caso, forse intraprende nell’uomo un’opera più implicita. La capacità dell’uomo a migliorarsi e a migliorare l’ambiente che lo circonda, è data dal fatto di avere in sé una parte di “divino” cioè lo spirito. Quella scintilla o quel soffio di Dio che lo rende simile a Lui , ma Lo Spirito Santo non è del tutto indifferente all’opera “creatrice “ dell’uomo, Egli partecipa proprio alimentando quella scintilla che è in ogni uomo.

Non dimentichiamo che lo Spirito è principalmente lo Spirito della vita . Egli rende vivente l’inanimato. Allora il donatore della vita non può che amare la stessa e non può restare indifferente dove questa è calpestata. Nessuno ama la vita come il suo creatore.

L’uomo è nato libero e dove si cerca di limitare la libertà dell’individuo, si offende la vita stessa e quindi di riflesso, colui che la vita l’ha data.

Le chiese, a volte si dimenticano di tutto ciò e si limitano a veicolare l’opera dello Spirito in liturgie o soltanto nella predicazione della parola. Lo Spirito è abbandonato dalla chiesa istituzionale e allora per ristabilire la vita, la giustizia e la libertà spinge uomini che sono disposti ad andare al di là della situazione che stanno vivendo e cercano “una vita nuova”.

Lo Spirito per questo crea aggregazione, comunità e gruppi di individui, diversi tra di loro ma con uno scopo comune, un fine che li unisce, ed è quello dello Spirito.

Tanti gruppi nascono e sono nati, senza che le istituzioni ecclesiastiche neanche se ne accorgono( forse per il forte arroccamento nelle le loro posizioni), ma ascoltando le loro richieste ci accorgiamo che in realtà combaciano con quelle dello Spirito.

Comunità che non lottano soltanto per i diritti umani, ma gruppi di ambientalisti che cercano di salvaguardare la vita del nostro pianeta, che cercano di frenare l’egoismo dei capitalisti e lo sfruttamento senza controllo delle risorse naturali.

Lo Spirito di Dio, allora genera così il campo di forze dell’amore, nel quale gli uomini si sforzano di far si che tutte le cose giovino al bene del prossimo. Esso appare rivelatore di giudizio sulle potenze che dominano questo mondo. Nei contesti della vita umiliata e devastata, lo Spirito attesta che questa situazione non è sostenibile né giustificabile.

Questo allora ci fa rendere conto che in realtà, l’esperienza del divino è, non più legata esclusivamente all’istituzioni ecclesiali, ma anche in una “comunità” che è guidata dalla consapevolezza di aver scoperto una coscienza “sociale” , una comunione tra individui, un amore per la vita , soprattutto quella del prossimo. La loro religione è l’azione, la risposta agli stimoli dello Spirito, la loro chiesa è il mondo inteso come la società che ha bisogno di essere sempre migliorata per migliorare la vita.

Una “comunità” che non parla esclusivamente del Cristo, ma lo Spirito rende reali attraverso le loro vite i suoi insegnamenti e i suoi desideri. Infatti lo Spirito è anche lo Spirito di Cristo , proprio perché sono uniti da un unico sentimento ed unico fine, un unico amore, un unico scopo quello della salvezza.

Una salvezza che viene raggiunta non soltanto attraverso l’esperienza di un singolo, ma attraverso la storia di “persone” spinti dall’amore per la vita, combattendo per un mondo che deve essere salvato.

Allora la scoperta di una salvezza necessaria nella Storia dell’umanità, può portare il singolo individuo alla ricerca di una salvezza non più collettiva ma individuale, salvando la propria vita possiamo salvare quella parte di mondo che noi rappresentiamo.

Le chiese molte volte restano sempre ai margini della Storia, e permettono ad altri occupare il posto che forse lo Spirito aveva inizialmente desiderato per loro.

Se tali gruppi di solidarietà sono lontani dalla comunità cristiana, questo è per colpa dalla morale prodotta dalle tradizioni ecclesiastiche. Una tradizione che molte volte cerca di allontanare questi gruppi per una paura ancestrale, applicando verso loro dei criteri di discernimento che il più delle volte sono il frutto di interpretazioni umane e che poco hanno a che fare con lo Spirito e gli insegnamenti di Gesù.

Parlando dei criteri di discernimento, mi viene alla mente l’idea comune delle chiese riformate nel confinare la rivelazione dello Spirito unicamente nel singolo individuo. Quasi un ripiegamento dell’uomo su se stesso, per trovare la rivelazione dello Spirito. Il motto di molte chiese è”conosci te stesso e conosci Dio” . Questo certamente non è del tutto sbagliato, ma l’accentuazione di una tale posizione, può sfociare in un isolamento verso il “mondo” e verso le persone di cui è composta la società che ci circonda. Dimenticando, che lo Spirito si rivela anche attraverso la Storia e i suoi cambiamenti. Attraverso la comunità degli individui che ne fanno parte.

Se noi riconosciamo la” Parola di Dio” attraverso la narrazione di un popolo , Israele con i suoi cambiamenti e cadute, ma sempre alla ricerca della libertà e della giustizia; perché non vogliamo riconoscere nella Nostra Storia l’operare dello Spirito attraverso uomini, senza etichetta; ma spinti dalla stessa ricerca e in sostanza lo stesso fine, la preservazione della vita in quanto libertà e giustizia?

Infatti, un esempio è l’esodo di Israele e non solo. La narrazione di una liberazione, una lotta per avere la propria libertà, la propria dignità e indipendenza in quanto uomini liberi. Una liberazione dall’ingiustizia, da una schiavitù, in quanto la privazione della libertà corrispondeva alla privazione della vita stessa. Così è la lotta sostenuta da tanti uomini, che nel corso della Storia, si sono trovati a “combattere” fuori dalle chiese costituite.

Vogliamo ricordare, i movimenti pacifisti contro la guerra , quelli contro la discriminazione razziale , per la fame nel mondo, per la libertà degli schiavi d’America e non solo; il movimento femminista contro lo strapotere di un modello di famiglia patriarcale e tendente a una diversità di diritti tra l’uomo e la donna, i movimenti ecologisti e altri ancora. Non hanno tutti forse lo stesso scopo e “lo stesso Spirito”? Non desiderano tutti, quello che desideravano gli ebrei sotto la sferza degli egiziani?

Anzi quello che deve far riflettere le chiese è il fatto che: le conquiste che hanno ottenuto questi movimenti, sono poi diventate patrimonio delle chiese costituite. Cioè anche le chiese hanno beneficiato di ciò che è stato conquistato da coloro che sono “extra ecclesiam”. Altri hanno combattuto per poi ritrovare nelle chiese costituite le loro conquiste, che come hanno cambiato e migliorato soltanto la vita del mondo in quanto società di uomini, hanno migliorato anche la vita delle chiese . Lo Spirito allora riesce ad unire ciò che apparentemente è separato, in un'unica vittoria. Un esempio di questa unione è la teologia della “liberazione”.

Ma purtroppo ancora le chiese sono diffidenti verso gruppi spontanei impegnati nel sociale e in campo politico. Quasi mai vengono considerati come parte integrante delle chiese costituite. Essi si compongono di cristiani e non cristiani che sono impegnati completamente con la propria persona nelle loro attività, quasi sempre di protesta, ma vivendo sempre fuori dalle strutture ecclesiastiche.

Leggiamo dal profeta Gioele: “Io spanderò il mio Spirito su ogni carne”. Questa profezia viene ricordata il giorno della pentecoste da Pietro, affermandone l’adempimento. Ma se dice ogni carne, sta parlando degli ecclesiali e degli altri. Certamente Lo Spirito ha effuso per primo la Chiesa, ma per poi, dalla Chiesa continuare a spandersi su ogni carne, su tutti quelli che si fanno “bagnare”, indipendentemente dall’etichetta, del sesso, dell’età e della loro estradizione sociale.

Certamente questo non ci autorizza ad attribuire allo Spirito ogni movimento di protesta o qualsiasi rivendicazione sociale. Seguendo quello che scrive Welker possiamo, anche se con molta cautela, avere dei criteri di discernimento per quello che riguarda l’azione dello Spirito extra ecclesiam.

Possiamo riconoscere l’azione dello Spirito in base a tre punti: lo scopo, il modo e i suoi effetti.

-Dello scopo ne abbiamo già parlato e cioè quello di preservare la vita attraverso la giustizia la pace e la libertà. Ma soprattutto portare l’uomo alla salvezza.

-Il modo è,prendendo spunto dal capitolo del servo di Isaia : “non griderà e non farà udire la sua voce nelle piazze”. La sua rivendicazione sarà decisa ma non violenta. Non sarà causa di disordini e maltrattamenti. Non cercherà di convincere con una violenta campagna di persuasione, ma parlerà come ad uomini liberi.

-Gli effetti saranno: solidarietà e amore per il prossimo e dove è necessaria, una libera “autolimitazione” per non invadere la libertà degli altri.

Per concludere voglio lasciare al mio lettore un pensiero, che in qualche modo sintetizza ciò che ho desiderato trasmettere: “ Sono un uomo di speranza non per ragioni umane o per ottimismo naturale, ma semplicemente perché credo che lo Spirito santo è all’opera nella Chiesa e nel mondo, che questi lo sappia o no” L.J.Suenens.