13 ottobre 2009

CONOSCERETE LA VERITA' E LA VERITA' VI FARA' LIBERI (4^ PARTE)


Attraverso le prime tre parti dell'argomento
trattato, abbiamo presentato la libertà, "quasi" come una scelta, come se il principio
libertà fosse l'assioma della nuova vita.
In realtà la scelta di libertà è un desiderio che è in dicotomia con quello della vita stessa di ogni creatura. Diversi ma si completano entrambi e senza l'uno non sussiste l'altro.
Ma sappiamo che la libertà non è solo uno stato "politico" dell'uomo, ma riguarda anche il suo stato ontologico e la sfera dei sentimenti e del suo essere. La libertà politica ha le sue "leggi" e "regole" che fin quando ci si rispettano, ogni cittadino gode della cosiddetta librtà. Le leggi sono emanate, proprio per garantire la libertà di tutti. In realtà i termini "legge" e "libertà" sembrano quasi un'ossimoro, ma in realtà per sussistere
una "libertà politica" dell'uomo non possono essere separati l'una dall'altra. Il principio per le leggi di una vera libertà in una "polis" o in qualsiasi società, è bene sintetizzata in uni scritto di Lutero:" La mia libertà finisce dove comincia la tua". Credo che in queste parole troviamo espresso il vero" principio di libertà", che ogni stato dichiarandosi garante di esso, dovrebbe realizzare.
Ma nell'individuo esiste un'altro tipo di libertà, che trascende quella politica e religiosa, quella che noi abbiamo definita ontologica, cioè dell'essere. Un uomo è davvero libero nella consapevolezza di se stesso? Se la scelta di essere libero, è comunque una scelta, essa non ci porterà poi a scegliere di essere legati ad un'altro? Inoltre, le passioni e la coscienza dell'uomo, quello che poi ci portano a scegliere di sclegarci da qualcuno o da qualcosa, nel loro essere non sono forse anche loro dei "lacci" in quanto cercano di condizionare l'uomo?
Allora l'uomo in quanto essere, può essere veramente libero? O può solo godere di una "libertà condizionata"?
Il mondo antico proponeva come assioma metafisico il concetto di "aphàtheia". In esso si condensavano la venerazione per la divinità di Dio e l'aspirazione per la libertà dell'uomo. Con esso si esprimeva non solo la libertà dagli agenti esterni, ma anche quella dello "spirito" dai bisogni interiori . In senso fisico significava immutabilità, in senso psichico insensibilità e in senso etico "libertà"( Jurgen Moltmann, Dio crocifisso, Queriniana pg: 314). Allora chi vuole essere libero, dovrà essere simile a Dio trionfando sui bisogni e sugli istinti e condurre una vita nell'"apatheia". Di questo tipo di riflessione, il cristianesimo primitivo ne era fortemente impregnato. In realtà essa è smentita, proprio nel scegliere come esempio Dio. Infatti il dio di Aristotele, qule motore immobbile e nello stesso tempo dove tutte le cose tendono, certamente non è il Dio cristiano. Infatti, Egli il Dio cristiano,  è vittima dello stesso suo "pathos". Nel Crocifisso,  possiamo intravedere proprio questo in Dio. Un Dio non certamente apatico e immutabile, ma che partecipa interamente alla sofferenza, in quanto sceglie di "darsi" privandosi volontariamente della propria gloria. Il "pahos divino si esprime nella relazione che stringe Dio al suo popolo, quindi nessuna possibilità di concepire un Dio apatico.  L'apàtheia, poteva essere accettata solo come forma di rifiuto e di  liberazione degli agenti, che inpedivano nell'uomo la liberazione e l'espressione dell'amore vero quello agapico.  Allora al concetto di "apàtheia" bisogna sostituire quello di "simpathia". Cioè,  con un concetto di un espressione relazionale. L'apertura di uno verso l'altro. Nel pathos divino l'uomo è riempito dallo Spirito di Dio e diventa amico di Dio, sente simphatia per Dio e con Dio. Allora solo attraverso questo tipo di relazione nasce per l'individuo "l'essere libero". Una libertà non assoluta e immutabile, senza fine "inutile". MA una libertà, legata a quella relazione, che si ha con chi è garante per noi della stressa medesima. Disse Socrate:" l'uomo è un animale sociale e non è fatto per vivere da solo".  Allora solo nella relazione con gli altri e nel confronto e non nell'isolamento, ritroviamo l'unica libertà possibile, in cui un uomo possa vivere. Una Libertà di relazioni e condivisione.  L'uomo è libero solo quando riesce a vivere con gli altri e per gli altri. Paul Valery dice bene, che:" un uomo da solo è sempre in cattiva compagnia ". Infatti, chi è solo vive della più grande schiavitù e cioè, quella di essere prigioniero di se stessi e del proprio egoismo e delle proprie passioni.  Il racconto della Genesi ci parla in tal senso. Infatti, l'uomo solo non si sentiva veramente libero di essere felice, fin quando attraverso la  libertà, che gli fù donata,  non potè stabilire una qualche relazione con un'altra. La disobbedienza di Adamo fece in modo, che l'uomo perdessa la vera libertà, quella da cui ne derivano le altre, cioè la libertà che nasce non più dalla relazione con un'altro ma quella "suprema" che nasce dalla relazione con Dio. La più grande libertà è quella condizionata dalla Parola di Dio. Gesù nel nostro verso di riferimento, stà senz'altro ad indicare anche questo. Il vivere senza guida è una tremenda schiavitù, la quale chiamiamo "anarchia", ma solo relazionandosi con Essa, ritroviamo la "libertà" perduta un giorno dall'antico "progenitore". Anche la meravigliosa parabola del figliuol prodigo, che troviamo nell'evangelo di Luca al cap. 15, si muove in tal senso. Il giovane e incosciente figlio,comprende a sue spese, che la vera libertà è stare proprio "nella casa del Padre" e non allontanarsi da essa. La vera libertà è essere "legati al Padre e non sciogliersi da Esso. La vera libertà è nell' essere liberi di darsi e di donarsi per gli altri; solo in questo "darsi" noi possiamo sentirci veramente liberi. Gesù fù un uomo tanto libero, di morire in croce per gli altri(che siamo noi), senza alcun ripensamento, ne indecisione. Liberi perchè possiamo comunicare e quindi relazionarci con gli altri. Liberi perchè possiamo amare gli altri. Liberi di potersi riunire in comunione con gli altri.
La libertà, allora non è nell'io sono, ma in quello che sarò. La libertà allora non è più un possesso e solamente un diritto, ma un percorso, un divenire che si scviluppa attraverso la correlazione ,che abbiamo noi e gli altri.Siamo delle persone libere se  viviamo in   questo divenire, una ricerca continua di libertà,  non uno stato assoluto del nostro sentire. Noi ci sentiamo lliberi, solo quando la nostra libertà viene messa in discussione, solo quando essa diventa una meta da raggiungere e non una certezza assoluta. Allora credo che la speranza di essere liberi è piu vera, che del credere di esserlo per davvero.
Voglio ora concludere queste mie brevi e semplici riflessioni, sull'argomento in questione con una note di costume, oserei dire. Altri credono che la vera libertà stà nel non far niente, per alcuni l'ozio è sinonimo di libertà. Diceva Cicerone " Un uomo libero si misura da quanto non ozia". Allora solo un uomo veramente libero riesce a darsi da fare, mentre chi ozia è schiavo della sua stessa pigrizia. La libertà è nella scelta di cambiare e non nella muta e vuota accondiscendenza o rassegnazione. La libertà è nel costruire o nel demolire, certamente non è nel farsi crollare a dosso le macerie, altrimenti si rimane schiacciati. 
Nella prassi cristiana è molto importante questa Libertà, la libertà di scegliere di santificarsi. Attraverso la santificazione il cristiano, liberato dalle opere del peccato, riuscendo a non soddisfare la sua (sarx) carne , riscopre la vera libertà. Questa è la riflessione che ne fa Paolo, contrapponendo la libertà di Cristo con la schiavitù del peccato. Infatti, scrive:"Rm 6:16 Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia? Ancora una volta la libertà ci viene presentata come relazione e soprattutto scelta di obbedienza. Per Paolo l'unica vera libertà e di scegliere di obbedire alla "legge di Dio". L'obbedienza alla legge di Dio è una conquista, l'unica vera conquista di libertà. Per l'apostolo chi non sceglie Cristo nella sua vita è già schiavo. Allora l'unico modo per liberarsi dallo scoglio è tuffarsi in questo mare che è "La Parola di Dio vivente".