6 settembre 2010

LA FEDE COME PARADOSSO




Mc 11:22, 23

Gesù rispose e disse loro: «Abbiate fede in Dio!» In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: "Togliti di là e gettati nel mare", se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto







Di: Nicola Palmieri 4/09/2010

SCHEMA E CORPO DEL TESTO



In questo testo ci rendiamo subito conto che la protagonista è la fede. Gesù ci indica quello che la fede può fare, se vive nella vita di coloro che si predispongono a riceverla. Infatti, non troviamo una definizione di essa, né ci dice il Maestro quello che in maniera inequivocabile e comprensibile attraverso la ragione umana essa è, ma semplicemente ci espone quello che essa è in grado di fare. La fede sposta le montagne, essa non solo ci aiuta, e ci fa credere, ma agisce come una potenza, tanto da poter intervenire su un elemento che niente e nessuna potenza naturale può fare. La fede è riconosciuta nella vita di chi la possiede, proprio grazie all’azione che attraverso di essa si compie. Non è qualcosa che possa essere imparata e tanto meno insegnata, ma è semplicemente un dono che si possiede e che non si conosce fin quanto che, essa non è sperimenta azionandola.

Non riesco a capire perché si continui a tradurre la “fede in Dio” e non, come sarebbe più corretto la “fede di Dio”. Nel primo caso. Ritroviamo in sostanza, il concetto di fiducia, il quale si avvicina di più all’interpretazione umana del termine fede, rendendolo quasi come se fosse, un sinonimo di “fiducia”. Mentre nel secondo caso, ci possiamo rendere conto che essa appartiene a Dio. Non è una fiducia dell’uomo, una determinazione umana, ma è molto di più, tanto da non appartenere affatto all’uomo, ma esclusivamente a Dio. Allora essa, diviene un dono che si ha, ricevuto da chi né è l’origine e il possessore. Un dono ricevuto secondo la sua libertà e signoria, indipendentemente da quello che siamo o che possiamo fare. Certamente possiamo, chiederlo, “aumentaci la fede”, chiesero una volta i discepoli, possiamo predisposti per riceverlo, “io credo, ma aiutami a credere”, disse il padre del fanciullo lunatico, ma solo Dio può donarlo. Essa si possiede ma non è posseduta, in quanto essa è data per noi ed a noi, ma non è un patrimonio da poter gestire come meglio crediamo e desideriamo, ma rimane sempre legata al suo creatore e donatore, legata al fine e alla relazione che si ha e che abbiamo con Colui che la ha donata.

Il testo in esame, lo troviamo similmente in tutti e tre i sinottici, ma in ogni evangelo occupa uno spazio diverso. Riveste in ogni vangelo una propria peculiarità, in quanto si posiziona nel rispondere e per rispondere a delle domande, che altrimenti rimarrebbero insolute. Per Marco, la fede è il motore, che porterà a fare opere come se non maggiori del Cristo. Il verso assume nel contesto marciano, il proposito di incoraggiare i discepoli, Gesù incoraggia e allarga la prospettiva o gli orizzonti di coloro che rimangano esterrefatti e immobili davanti ad un miracolo, raccomandando di avere fede, in quanto attraverso di essa, tante altre cose vedranno e soprattutto li aspetta. Mentre per Matteo, la mancanza di fede è la risposta del loro fallimento. Se avessero avuto fede non solo sarebbero riusciti nel loro intento, ma avrebbero o possono fare cose ancore più grandi. In fine per Luca, invece il verso in oggetto viene usato dal Figlio, per rispondere ad una preghiera, già citata sopra: “aumentaci la fede”. Sembra in questo caso che Gesù più che rispondere voglia in un certo senso, scoraggiare tale richiesta, ma in realtà, credo che la risposta di Gesù sta nel sottolineare, l’impossibilità di possedere qualcosa che non ci appartiene e tanto meno dargli una misura, in quanto dono di Dio.

L’antitesi della fede è il dubbio, dove c’è il dubbio non ci può essere la fede. Questo ne testimonia lo stesso Maestro. Infatti, Dio è il creatore della fede, in quanto in lui non c’è dubbio alcuno. Dio non ha dubbi nella sua consapevolezza di essere perfetto ed Eterno e soprattutto onnipresente, onnisciente e onnipotente. Mentre l’uomo è pieno di dubbi, in quanto consapevole dei propri limiti e della propria finitudine, debolezza. Non riusciamo a pensare e a realizzare altro se non nella nostra creaturalità. Anche quando abbiamo fiducia o diamo fiducia, il nostro dare o avere fiducia ha sempre i suoi limiti, i quali sussistono nel nostro essere limitato e finiti. L’oggetto della nostra fiducia o a chi diamo fiducia, non può essere pensato se non attraverso questi limiti umani, così pure Dio. L’uomo non pensa e non può pensare Dio se non attraverso questi limiti, e la sua fiducia verso Dio deve sempre tener conto dei limiti umani e quindi del dubbio che vive nell’essere uomo, in quanto consapevole di se stesso e quindi l’altro non riesce e non può essere realizzato e concepito diversamente da quello che egli è e conosce. Ma solo la categoria della “fiducia”, riesce a dire all’uomo una parola possibile che si possa avvicinare all’idea della fede. L’uomo in quanto tale non può non dubitare anche di Dio, ma se dubita non ha fede, in quanto dove sussiste il dubbio non può esserci la fede e tantomeno certezza di Dio e in Dio.

La fede di Dio, nasce nell’uomo nel dono di una consapevolezza non di quello che noi siamo e soprattutto attraverso di quello che noi possiamo credere o pensare Dio, ma attraverso il dono di conoscere e quindi credere, chi è Dio. Una consapevolezza che è certezza e fiducia, non in quello che noi siamo ma in quello che Lui è. Quindi pensare Dio, non attraverso i nostri limiti, ma attraverso una realtà “redenta”, “nuova”, in quanta nata e creata da Dio. In questa nuova dimensione, il pensare Dio, diventa per il credente o il “nato di nuovo”, sinonimo di credere in Dio, allora la fede, si realizza nel credere in Colui che si sperimenta attraverso uno spirito rinnovato e generato dallo Spirito che ci relaziona con la fonte della fede stessa. Un miracolo che avviene nell’uomo credente, che ottiene ancora una volta attraverso la fede, che Dio ha donato alla sua vita nella sua signoria.

MA questo ci dimostra che la fede si presenta all’uomo, contrariamente come pensava qualche pensatore del medio-evo, come paradosso, cioè qualcosa di incomprensibile ed anche in antitesi con la mente e la razionalità umana. Un padre della Chiesa ha affermato: “Credo perché è assurdo” (Tertulliamo: credo quia absurdum). Infatti, solo nel paradosso e con il paradosso ritroviamo l’espressione e la testimonianza della fede di Dio. Non è la ragione che illumina la fede (Tommaso d’Aquino), ma viceversa è la fede che illumina la ragione ( Anselmo d’Aosta), ma questo è solo possibile attraverso il paradosso. Cioè con un argomento molto sorprendente e poco credibile. Una conclusione che appare inaccettabile perché sfida l’opinione comune o della maggioranza. Infatti Gesù ci presenta un contesto e ci parla di un’azione che non è soltanto impossibile ma anche inaccettabile per la nostra mente e razionalità, tanto da sembrare un esempio tanto impossibile e improponibile da sfociare nell’assurdo, quanto inutile. Assurdo e immaginabile, non solo per il fatto in quanto fine a se stesso, ma anche per le conseguenze che un monte gettato nel mare possa creare all’intero creato e vita sulla terra. Ma questo ci dimostra che in realtà la fede è percepita ed espressa solo davanti a tale difficoltà dell’uomo nel comprendere e spiegare, perché l’uomo riconosce che “non può essere e non può succedere”, quindi non può credere. Disse Kierkegaard, che la fede nasce proprio quando l’uomo si trova davanti al monte e a “bisogno che il monte si sposti”, ma è consapevole che il monte non può essere spostato. La fede nasce nel tentativo dell’uomo di credere e pensare Dio, ma solo quanto riconosce che questo non è possibile.

A partire dall’apostolo Paolo, la fede cristiana, viene vista come qualcosa di paradossale, infatti, esso predica un Dio che si è fatto uomo, un’immortale che diventa mortale, un’onnipotente che finisce crocifisso, una sapienza rivolta agli ignoranti, una ricchezza riservata ai poveri, una potenza destinata ai deboli. La fede cristiana esplicitamente viene descritta come lo “scandaloso” manifestarsi nella follia del paradosso. “distruggerò la sapienza dei savi, annienterò l’intelligenza dei dotti”.

Ed allora in sintesi, cosa vogliamo noi da Dio o dalla nostra professione di fede? Chiediamo a Dio la fede che possa farci realizzare e sperare, cioè che è “impossibile agli uomini ma è possibile a Dio”. Non crediamo di poter da soli spostare le montagne che ci si presentano durante il nostro cammino. Non crediamo di poter essere capaci da soli, di eliminare dubbi e perplessità, se lo crediamo questo è auto convincimento e non certo la “fede di Dio”, ma chiediamo a Dio che ci dia una vita redenta, una vita nuova, affinché possiamo conoscerlo come Lu veramente è. Il dubbio distrugge la nostra vita in quanto ci allontana da Dio, ma le false certezze non certo si avvicinano a Lui. Allora, riconoscendo i nostri limiti e debolezze, abbandoniamoci fiduciosi nelle mani di Dio, sapendo che proprio nelle cose impossibili si manifesta la sua gloria, proprio quando abbiamo dei dubbi e perplessità. Quando ci sentiamo sconfitti e atterrati, quando il monte è troppo grande per noi, soprattutto quando ci siamo arresi e abbiamo conosciuto che tutto è vano e le nostre forze si sono esaurite. Quando la nostra ragione non può arrivarci e non riuscirà mai a credere ed accettare. Quando il nostro cuore si rifiuta di continuare ad amare e a sperare, quando tutto e buio e non c’è alcuna via di uscita. Proprio quando la Parola predicata, per tè altro non è che un “paradosso”, credi con tutto il tuo cuore, abbandonati a quello che non conosci e non comprendi ancora, ma credi in Dio, o meglio desidera questa volta di credere in Lui, chiedi a Lui la fede di credere.

Dio ci chiede un balzo di fede, scendere “dalla barca, camminare sulle acque e andare verso di lui”, è impossibile, ma fallo. Sapendo che anche se la tua fede viene meno Egli alla tua richiesta di aiuto, sarà pronto a sorreggerti e a salvarti.

Quanto possa sembrarti insignificante, questa Parola, quanto possa sembrare di essere poca cosa una tale soluzione, quanto possa sembrarti quasi “ridicola”, una tale soluzione, tanto da sembrare sproporzionata in base al tuo enorme problema, come possa essere un granello di senape , rispetto alla montagna, ma sappi che la fede di Dio, quanto piccola sia nel tuo cuore, che possa essere realizzata o sperimentata in un momento o per tutta la vita, essa è capace a spostare qualsiasi montagna e risolvere qualsiasi problema, ma ancora di più, quel granel di senape è capace a spostare la montagna più grande, il peccato, l’orgoglio, che vive nel nostro cuore, gettandolo “nel mare”, dando a colui e a colei una “vita nuova” in Cristo.

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