30 maggio 2010

CONOSCERE E RICONOSCERE




2°Corinzi 5:16

Talchè noi da quest'ora non conosciamo alcuno secondo la carne; e se abbiam conosciuto Cristo secondo la carne, pur ora non lo conosciamo più. (VERS. DIODATI)







NICOLA PALMIERI 01/05/2010

SCHEMA E STRUTTURA DEL TESTO



Paolo nel capitolo 5 mette in luce l’importanza della conversione. Tracciandone l’origine che è la “morte del Cristo” per poi esporne le conseguenze. Certamente nel suo discorrere non riesce a distanziarsi dal contesto in e per cui l’epistola fu scritta, questo si noti da una certa vena polemica che accompagna le conclusioni dei suoi interventi all’ interno della lettera. Ma il mio scopo in questo momento è di esaminare le proposte che mi arrivano da questo scritto paolino, cercando di epurarlo da ogni vena polemica, cos’ì facendo da costruire un orizzonte più largo del proprio contesto, includendo e non escludendo un tipo di spiritualità e di annuncio che possa riguardare la Chiesa di Cristo e non solo quella di Corinto, cercando, trasformando la proposta di fede in annuncio, qualcosa di attualizzabile e che parli a chi desidera ascoltare.

Il verso che ho davanti è del tutto finito, cioè esso gode di una propria autonomia in quanto, pur fuori dal contesto del capitolo, credo che rende bene, in queste brevi parole, il messaggio che si sforza di lasciarci. Forse qualcuno avrebbe dovuto trattarlo in questo modo, visto che alcuni autori, riuscendo bene a cogliere il contesto in e per cui è stato scritto, hanno poi tralasciato il suo “forte” valore kerigmatico, dimenticando che siamo chiamati ad “annunciare l’evangelo” , questo deve essere il nostro impegno maggiore.

Il suo contesto è in realtà più che la conversione è il “conoscere”. L’apostolo ci parla non della conoscenza in quanto quella epistemologica o che possa in qualche modo riguardare la capacità o l’opportunità di arricchire il proprio bagaglio culturale, niente di tutto questo è nella mente dell’autore sacro. L’apostolo ci parla di quella conoscenza che si basa su i nostri sensi naturali. Quello che noi conosciamo attraverso “la carne”, cioè attraverso gli strumenti che il nostro corpo abitualmente usa per poter entrare in relazione con il mondo e in questo modo renderlo parte del proprio, l’altro. La conoscenza di chi ci troviamo sul nostro cammino e attraverso tali strumenti gli riserviamo una parte nell’archivio della nostra vita. In questo modo noi conosciamo l’altro. Una conoscenza che in realtà non è una semplice acquisizione di informazioni e di stimoli che ci vengono trasmessi attraverso i sensi, ma essa è soprattutto il risultato di un lavoro critico che noi facciamo attraverso la nostra “persona”, esaminando, classificando,etichettando, le informazioni che riceviamo dell’altro attraverso i nostri sensi. Una conoscenza che diventa a volte la conseguenza di soddisfare alcuni nostri parametri di ricerca, oppure conoscere l’altro per soddisfare desideri e aspettative mancanti nella nostra vita. Una conoscenza che diventa importante perché semplicemente esaurisce un bisogno o completa un desiderio. Paolo è consapevole di tutto questo, in quanto uomo, anche lui ha la consapevolezza di arrivare a conoscere e a farsi conoscere se non attraverso questi tipi di canali. L’apostolo riflette e capisce che questo tipo di “venire a conoscere”, riguarda anche la conoscenza di Gesù. Anche Gesù di Nazareth è stato conosciuto secondo “la carne”. Egli è stato visto, toccato, ascoltato. Allora tutti lo hanno conosciuto nel bene e nel male e si sono fatti un’idea di lui. Hanno inserito la sua persona nel proprio date-base. I farisei lo hanno conosciuto, sono arrivati alla conclusione che fosse un bestemmiatore reo di morte. I romani lo hanno conosciuto e sono arrivati alla conclusione che fosse un sobillatore. I discepoli lo hanno conosciuto, ed ognuno ancora non sapeva veramente chi fosse veramente. Paolo lo ha conosciuto attraverso i racconti e le testimonianze dei suoi maestri, ed ha creduto che andava perseguitato. Negli anni del suo ministerio tanti hanno conosciuto Gesù di Nazareth ma pochi se non nessuno lo ha veramente riconosciuto, cioè conoscere chi è veramente.

Ma ora Gesù di Nazareth è morto, con lui sono morte tutte le convinzioni che si avevano su di lui, profeta, guaritore, Messia. Egli è morto, ma è risorto. Lui è il Risorto.

Come possiamo conoscere il Risorto? Sempre attraverso la carne?

I racconti degli evangeli ci dimostrano che questo non è possibile. Sia Maria di Magdala che i discepoli sulla via di Emmaus, ci dimostrano che attraverso il modo di conoscere che normalmente usiamo per accogliere l’altro, con il Risorto non è efficace. Allora dice bene l’apostolo, sottolineando che “da quest’ora”, non conosciamo più nessuno secondo la carne, e se pur lo abbiamo conosciuto non è possibile più riconoscerlo con questi canali. Allora come possiamo conoscere il Risorto?

Credo che in questo la Parola del Signore ci viene in soccorso indicandoci la via attraverso la narrazione della sua resurrezione.

Maria non riconobbe il Risorto, in quanto usò mezzi “carnali”. Essa amava tantissimo il Signore, rimase al sepolcro, anche dopo che il corpo del Signore non fu trovato. Era fuori dal sepolcro con il cuore rotto e disperato. Si era svegliata di prima mattina, quasi sicuramente il dolore non l’aveva fatto chiudere occhio quella notte, andò a fare l’unica cosa che poteva in qualche maniera testimoniare ancora del suo amore per il Maestro. Quanto amore aveva Maria per Gesù. La sua morte per lei fu come la morte del suo più grande “Amore”, più della sua vita stessa. Eppure colei che lo amava così tanto, non lo riconobbe. Come se tutto quell’amore non bastò per riconoscerlo.

Come e soprattutto quando allora lo riconobbe? Solo quando il Risorto la chiamò: Maria. Lei pensava che fosse un ortolano, ma quando il Risorto la chiamò, lo riconobbe finalmente : Rabbuni.

Nella versione originale greca in realtà ritroviamo due verbi per esprimere il conoscere, il primo è oida, mentre il secondo è ghinosco. Per quanto riguarda il primo verbo ci accorgiamo che veniva usato, appunto per quando la conoscenza è riferita a quella empirica e che si ottiene attraverso i sensi. Mentre per quando riguarda il secondo è riferito ad una conoscenza in campo generale, ma soprattutto ad un tipo di conoscenza non esclusivamente empirica.

Nell’evangelo di Giovanni, conoscenza per quando riguarda le cose “spirituali”, inerenti al mondo dello Spirito, diventa sinonimo di credere. Infatti, per l’evangelista conoscere Cristo equivale a credere in Cristo.

Allora l’apostolo, rimane legata a questa rivelazione, anche se và a chiarire una volta e per tutte la polemica che esisteva nel primo periodo della cristianità, sul ministero apostolico, in quanto veniva considerato apostolo solo coloro che avevano oida Gesù, conosciuto in forma umana e realmente visto e toccato Gesù di nazareth, egli afferma che quella pretesa fosse illegittima alla luce della nuova rivelazione del Cristo risorto. In quanto, in questo non possiamo più conoscere il Risorto come un Gesù di Nazareth, ma solo attraverso un nuovo tipo di conoscenza, che trascende i sensi e la ragione, o sentimenti e le dottrine religiose.

Soltanto attraverso la fede, noi possiamo venire a realizzare il Cristo risorto.

Solo attraverso la fede nell’ascolto della Parola di Dio e attraverso la fede nella certezza della sua presenza nella comunione dei sani .

L’episodio citato di Maria di Magdala, è testimonianza di quello che si è appena detto. Una donna che amava tanto il Signore, tanto da non riuscire a trovare pace al suo dolore. Il Risorto non è rimasto insensibile al suo dolore e soprattutto al suo amore, tanto da far ancora attendere il Padre nei cieli e fare un interruzione alla sua trionfale ritorno, per prima di tutti, consolare quel cuore disperato. L’amore di Maria la sua passione, non rimasero indifferenti il suo Maestro. Ma quello che deve attirare la nostra attenzione, è il fatto che le sue lacrime e il suo cuore, non gli permisero di riconoscere il Risorto. Niente anche l’amore che parte d un “cuore di carne”, il più sincero e devoto, può riconoscere il Risorto. Ella lo riconosce solo quando Lui “parla” e la chiama. La sua parola spalanca ll sguardo della fede, ascolta e riconosce. Alla luce di quello che si è detto, ascolta la Parola e crede, allora realizza il Risorto. Solo così attraverso la fede ora possiamo riconoscere il Signore. La fede nella Parola di Dio. non possiamo conoscerlo più secondo la carne e se lo abbiamo conosciuto, ora non è più così

Una conoscenza prolettica, in quanto possiamo realizzare e conoscere il Risorto, attraverso la fede, avvenimento legato solo alla fede, in quanto privo di autorevolezza storica, ma attraverso la conoscenza della fede, assume la sua storicità, in quanto come per Maria, Il conoscere il risorto, ci rivela che il Gesù risorto è proprio il Maestro, lo stesso Gesù che è morto in croce e che è vissuto su questa terra è soprattutto che ha parlato e ne possiamo leggere la sua storia sottoforma di annuncio, proprio attraverso i Vangeli. IL Risorto è lo stesso Gesù che un giorno ha liberato e guarito la vita di Maria di magdala.

La stessa cosa accadde ai due discepoli sulla via di Emaus, non riconobbero il Signore fin quanto chè non spezzò il pane. Il segno eucaristico, attraverso lo spezzare il pane lo riconobbero. Simbolo della comunità che si riunisce intorno al Corpo e al Sangue di Cristo. Lo riconobbero solo allora, quando attraverso la fede potettero credere alla sua reale presenza nel mezzo della Chiesa e nella celebrazione del culto a Lui offerto.

Conoscere Cristo, in quale modo? Come hai conosciuto il Cristo ?

Se la tua conoscenza di Cristo è avvenuta attraverso una religione, attraverso un’emozione del momento, attraverso i pensieri e l’idee degli uomini…….Ora è giunto il tempo di non conoscerlo più in tale modo, solo attraverso la fede nell’ascolto della sua Parola vieni a conoscere il vero Cristo vivente in quanto Risorto. Possiamo noi ascoltare attraverso di essa, che ci rende partecipi della rivelazione della fede, Egli è risorto e vive nel mezzo del suo popolo. Conosciamo Gesù, veramente come Egli vuole essere conosciuto. Non un Gesù di religiosità e di emozione o sentimentalismi. Ma il Risorto che prende forma ogni giorno nella nostra vita attraverso, unicamente la sua Parola rivelata dallo Spirito santo.

In questo modo poi impareremo a considerare anche gli altri. Non più vittime di noi stessi, non più mettendo come giudice la nostra carnalità, non più considerare gli altri attraverso emozioni o tendenze particolari. Ogni cosa e ogni uomo sarà messo sotto il vaglio di questo nuovo modo di conoscere, attravero la fede della Parola. Allora gli uomini saranno non più nostri avversari ma persone bisognose della salvezza a cui noi siamo chiamati a responsabilità, i nostri fratelli e le nostre sorelle, per noi saranno lo stesso Gesù, che come fu detto un giorno al’Apostolo, a volte senza renderci conto “perseguitiamo”.

Allora, vogliamo conoscere Gesù, veramente colui che morto e risorto? Crdiamo con tutto il cuore alla Parola che ci viene predicata, crdiamo che Lui è presente. Solo così potremmo riconoscerlo. Infatti, nel nuovo Testamente, conoscere è sinonimo di riconoscere, in quanto la conoscenza è donata attraverso la fede nell’opera dello Spirito santo, e il nostro conoscere è riconoscere in essa ciò che ci è stato donato per fede. Allora vogliamo riconoscere veramente Gesù, solo fede nella sua Parola, che Essa si cala a noi in quanto mai noi potremmo arrivare ad essa. Se non sarà così, per noi il Risorto, rimarrà un’ortolano, un’altra cosa, ma mai lo conosceremo e lo riconosceremo veramente per quello che Lui è. Saremo dei cristiani di nome ma non di fatto. Discpoli che non conosceranno mai l loro Maestro. Servi senza Signore, ma soprattutto figli senza Padre. In quanto a me, Io voglio riconoscerti Gesù, io voglio credere alla Parola dell’evangelo, perche essa è la vera sapienza ed la vera rivelazione che mi presente colui che il mio cuore ama.